Erano circa trecento i qualianesi che stamane sono scesi in strada a far sentire la propria voce di opposizione alla costruzione dell’inceneritore di Giugliano. La partecipazione come al solito in questo particolarissimo comune è stata ridotta rispetto a quanto avviene in zone limitrofe, pur avendo superato le aspettative grazie all’impegno dei tanti ragazzi dei collettivi di Qualiano, ma anche di Giugliano. La pioggia può essere sicuramente stato un deterrente per molti, ma nella battaglia non va sottovalutata la forza simbolica che la fetta di popolazione responsabile e attiva qualianese sta assumendo in queste lotte. È da qui infatti che sono partiti i primi allarmi, ben prima che nascesse il modaiolo impeto pseudo-rivoluzionario successivo al servizio delle Iene su Italia uno. C’è chi racconta da anni quegli scempi senza che un seguito effettivo si palesasse; se non per le emergenze discarica del 2007/2008. Nasce quindi una provocazione verso quei vip che cartelli in mano, dicono di aver adottato abitanti e comuni; vengano qui a manifestare, mobilitino le conoscenze e le personalità che conoscono, vengano a conoscere personalmente chi muore. Così come dovrebbero fare gli indignados o meglio indivanados, che avendo visto un servizio alla tv e scritto su facebook «è uno schifo», abdicano alla partecipazione perché forse camminare è stancante, se piove ci si ammala e tante di queste scuse da scuola media. La responsabilità come i morti potrebbero toccare ciascuno di noi, e anche se combattiamo battaglie utopiche, irrealizzabili, pretestuose e impossibili per i più, la forza di chi lotta sta nel farlo. Se tutti i cittadini saranno uniti, fermarli sarà come provare a fermare l’acqua con le mani. Per questo i movimenti con cui ho potuto confrontarmi stamane chiedono a tutti di responsabilizzarsi e di combattere; e per quanto possa valere anche il sottoscritto ha deciso da che parte stare.
Marco Coppola