McDonald’s a Napoli, un rapporto complicato dal 2008: la storia si ripete

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NAPOLI – Un mondo immacolato di bambini felici che masticano hamburger con mamma e papà davanti al pagliaccio da anni protagonista delle réclame; questa è l’immagine condivisa della multinazionale americana leader nella ristorazione mondiale. Anche nella città di Napoli varie sedi hanno cominciato a moltiplicarsi dall’inizio del nuovo millennio. Tanti i fast food partenopei del franchising che sono col tempo divenuti luogo di ritrovo e socialità per giovani e famiglie. Dal 2008 però un cospicuo numero di ristoranti della catena ha smesso l’attività o cominciato vere e proprie battaglie con i dipendenti; licenziati o ridotti dello stipendio.

 

NEL 2008 – Il rapporto controverso di McDonald’s con la città di Napoli comincia nel 2008, quando la Iff, società licenziataria del marchio, dopo una lunga battaglia legale con la casa madre ha dichiarato bancarotta e rinunciato alla partnership. Le sedi coinvolte furono quelle di via Guglielmo Sanfelice, Piazza Dante, via Scarlatti e Pompei. I lavoratori rimasti per strada in quel caso furono oltre un centinaio.

 

LE CONDIZIONI DEI LAVORATORI – Gli altri esercizi hanno invece continuato a lavorare regolarmente, pur salendo alle cronache per le condizioni massacranti cui sono ridotti i dipendenti. Un bacino di lavoratori cospicuo ha in questi anni denunciato le irregolarità nel rispetto dei contratti, del numero di ore, delle condizioni igieniche e del rapporto controverso che l’azienda ha con i sindacati. In particolare lo scontro ha visto coinvolti i lavoratori delle sedi gestite dalla Napoli Futura srl.

 

NAPOLI FUTURA E I LAVORATORI – Sono in tanti i lavoratori che non hanno accettato il ricatto del silenzio e hanno cominciato a svolgere attività sindacali all’interno dell’azienda. L’accusa principale infatti è proprio quella di scarsa tutela dei dipendenti nelle sedi di Afragola, Pompei, Casoria e piazza Municipio. Un numero cospicuo di manifestazioni sono state organizzate dai lavoratori dal mese di dicembre. La reazione dell’azienda è stata quella di licenziare quaranta dipendenti in due mesi. Dato il bilancio in attivo e le già precarie condizioni questa scelta viene interpretata dai dipendenti come gesto politico e anti sindacale più che scelta aziendale.

 

L’APPELLO DELL’ASSESSORE NAPPI – I presagi sono molto simili agli esordi dello scontro avvenuto con la Iff solo quattro anni fa. Per evitare ciò è stato istituito un tavolo regionale di concertazione fra sindacati e Napoli Futura. La prima fase delle trattative però non pare aver portato a risultati soddisfacente dato il diniego da parte dell’amministratore delegato dell’azienda, Guido Freda, che ha accettato il reintegro ma a condizione di un cospicuo abbassamento di salario. A nulla sono servite le parole di Severino Nappi, assessore al Lavoro della Regione Campania, che nelle scorse settimane in una lettera aperta parlando dell’abbassamento di stipendio richiesto scriveva: «60 euro al mese a testa, centomila euro l’anno, meno di quello che McDonald’s spende per comprare la pagina di un giornale nazionale per mostrare bimbi felici che mangiano panini. – continua poi l’assessore – L’idea che la flessibilità nell’organizzazione del lavoro possa garantire occupazione ha avuto un colpo molto serio alla sua credibilità, tanto più serio perché si tratta di un grande marchio. Ma se vogliamo davvero che l’economia riparta, accanto all’efficienza dobbiamo garantire salari sufficienti, perché altrimenti i consumi non ripartono. – Nappi chiude poi la sua lettera – Penso che lei lo debba, se non altro ai suoi giovani clienti che vengono da lei perché vedono i suoi simboli sorridenti e pensano che il loro futuro sia in un mondo dove le mani si tendono l’uno verso l’altro».

 

Marco Coppola

Redazione

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