La solidarietà dei napoletani: pasti caldi per gli extracomunitari

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Napoli. Il riscatto sociale di una città può sicuramente partire da piccole cose. E’ in questo senso che si orienta l’attività della parrocchia Santi Alfonso M. de Liguori e San Gerardo che ha sede nel quartiere di Miano, una zona spesso balzata all’attenzione delle cronache per episodi negativi. I volontari, guidati da Don Salvatore Cinque, si dedicano alla somministrazione di pasti caldi per i giovani extracomunitari che attendono agli angoli delle strade, spesso  anche per ore, un lavoro giornaliero. Nemmeno la pioggia battente è bastata a fermare i volontari di Don Salvatore, entusiasti di dare il loro contributo per una giusta causa.

 

LA PARROCCHIA- Ubicata in uno dei quartieri più problematici della città, serve una zona abitata da circa 12.000 persone. Tante le attività di aggregazione organizzate da Don Salvatore. Attività che vedono coinvolti un gran numero di giovanissimi che hanno così occasione di socializzare in un contesto sicuro, lontano dalle tentazioni in cui potrebbero facilmente incorrere se lasciati abbandonati per strada. Una parrocchia sicuramente aperta alla modernità,presente sui social.

L’ATTIVITA’ DEI VOLONTARI- Tra le principali attività del gruppo di volontari guidati da Don Salvatore c’è la preparazione e distribuzione di pasti caldi ai giovani extracomunitari che attendono una chiamata per un lavoro giornaliero agli angoli delle strade e nelle principali rotonde della zona. Una vera e propria “catena di montaggio” umana, che vede impegnate circa 20 persone. C’è chi, da casa, prepara il cibo e chi poi lo distribuisce materialmente in strada. Una “gara di solidarietà” tra le diverse parrocchie dell’area nord. Dal lunedì alla domenica, a rotazione, le diverse comunità religiose collaborano nella distribuzione di cibo e, nel periodo invernale, di abiti caldi.

GLI EXTRACOMUNITARI- Almeno 100 ogni giorno, ma il loro numero può variare molto anche in base alle condizioni meteorologiche. E’ infatti noto che la quasi totalità delle attività in cui viene utilizzato questo tipo di manodopera- prettamente lavori edili o agricoli- si ferma in caso di maltempo. Ai ragazzi non resta altro che tornare a casa in attesa di poter ritentare il giorno dopo, nella speranza di avere maggior fortuna. Ghana, Costa d’Avorio e Senegal, queste le nazionalità della maggioranza dei lavoratori. George, giovane ghanese di 24 anni, viene da Castelvolturno ed è dalle 6 in attesa che qualche “caporale” abbia bisogno di lui. Attesa che con ogni probabilità sarà vana dal momento che alle 10 ancora nessuno è passato a offrire lavoro. <<Niente lavoro, oggi troppa pioggia>> ci rivela mentre stringe con gratitudine le mani dei ragazzi che gli offrono un pasto caldo. Un fenomeno, quello del lavoro nero, che le autorità non riescono in alcun modo ad arginare. Ad aggravare la situazione l’assenza, nella maggioranza dei casi, di un regolare permesso di soggiorno

DON SALVATORE CINQUE-  Parroco da sempre in prima linea contro i problemi che affliggono il suo quartiere. Sono ormai 10 anni si occupa, tra le altre cose, della distribuzione di cibo ai ragazzi bisognosi, esperienza cominciata nella Chiesa della  Resurrezione dove Don Salvatore era, all’epoca, viceparroco. Dopo l’ordinazione e l’assegnazione alla parrocchia di Miano, ha ripreso la sua attività benefica, seguito dai fedeli della sua parrocchia. Una vera e propria guida per i giovani del posto che vedono in lui un esempio da seguire, un amico e un fratello maggiore ancor prima che sacerdote. Di fondamentale importanza le attività che vedono coinvolti i ragazzi del quartiere: educare alla solidarietà e alla vicinanza ai più deboli è l’imperativo del sacerdote che svolge una oscura, ma fondamentale attività a favore dei più bisognosi.

Antonio Folle

Redazione

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