“Prima sopra la terra la stirpe degli uomini viveva lontano e al riparo dal male, e lontano dall’aspra fatica, da malattie dolorose. Ma Pandora levando con la sua mano dall’oncio il grande coperchio, li disperse, e agli uomini procurò i mali che causano pianto. Solo Speranza, come in una casa indistruttibile, dentro all’oncio rimase.” Il mito di Pandora nel racconto di Esiodo ‘Erga kài Hemérai’, ‘Le opere e i giorni’, narra infatti di come nacquero i mali degli uomini: Zeus adirato perché ingannato da Prometeo promise vendetta. Ordinò ad Efesto di plasmare la figura di una donna bella ed amabile nella quale gli Dei infusero ogni sorta di virtù e attraverso la quale potesse compiersi la sua rivalsa sugli uomini. Pandora si introdusse tra i mortali sposando Epimeteo, fratello di Prometeo, recando con sé un vaso contenente tutti i mali del mondo donatogli da Zeus ma con l’ordine di non scoperchiarlo. La donna, che possedeva il dono della curiosità, lo scoperchiò diffondendo così i Mali: Vecchiaia, Gelosia, Malattia, Pazzia, Vizio, sul fondo del vaso rimase solo Speranza che non fece in tempo a liberarsi prima che il vaso venisse richiuso.
È proprio in questo attimo, prima che Pandora riaprisse nuovamente il vaso e liberasse la Speranza offrendo così al mondo una salvezza, che si inserisce la coppia artistica Perino&Vele che ‘scoperchiano’ il Vaso di Pandora e liberano Speranza per il mondo contemporaneo, lo fanno nella loro mostra titolata ‘Elpis’ (‘Speranza’ in greco) che si tiene presso la Galleria Alfonso Artiaco in piazzetta Nilo, fruibile fino al 31 luglio.
Il newyorkese Emiliano Perino, classe ’73, e l’avellinese Luca Vele, classe ’75, lavorano insieme dal 1994 a Rotondi, in Irpinia, dove hanno il loro studio-laboratorio gestante di un mondo di oggetti e figure che gli artisti realizzano attraverso un materiale a loro peculiare: la cartapesta, prodotta attraverso la macerazione di giornali, quotidiani, delle cui notizie, informazioni come fossero memoria della nostra storia, se ne risente l’eco perché impastate con colla e acqua diventano sculture tridimensionali ma l’anima è quella.
Quasi vent’anni di complicità artistica, di sculture, complicità che per l’occasione riflette su una questione decisamente contemporanea, la crisi, la precarietà ed il necessario cambiamento. Nel VIII secolo a.C. come oggi, è la Speranza il punto di partenza, l’unico modo, per affrontare e fronteggiare il futuro. Ecco che Perino&Vele realizzano con ‘Elpìs’ un mondo di sculture dal sapore archeologico delle anfore, il tutto intriso di nuova vita per comunicare con i nuovi mali e le nuove necessità dell’uomo contemporaneo e lo fanno attraverso i materiali a loro cari, la cartapesta lavorata, oppure sperimentati per la prima volta proprio per ‘Elpìs’ come il catrame. Le sale della Galleria espositiva sono piene di vasi neri di catrame, 13 vasi allestiti alle pareti, altri dipinti, altri che sono inglobati nella scultura di un grosso mondo nero conficcato nel pavimento ma nell’atto di espellerli, “E’ un mondo che sta scoppiando e dove l’unica cosa che rimane è la Speranza”, spiegano gli artisti. Un colore, il nero, che visivamente richiama al concetto del Male che, ispirandosi al mito antico, viene ‘riscritto’ secondo quelli che sono i mali attuali del mondo. Le bocche delle anfore, dalla forma della ceramica classica, del vaso di Pandora e suo esplicito richiamo, sono aperte e la Speranza va ad avvolgere gli stessi vasi neri esprimendosi attraverso dei fogli di cartapesta sovrapposti e colorati, fogli simboli di allegria e speranza che avvolge delicatamente le forme dei vasi neri, quasi li cancella, ma che recano la stampa di alcuni segnali di pericolo, rappresentazione dei casi del destino dai quali mettere in guardia l’uomo, il visitatore.
Ancora una volta il modello di ispirazione, figurativo e morale, è quello classico, ed oggi come allora la via d’uscita dai mali del mondo è la Speranza, con la quale riconoscerli ma ‘cancellarli’, superarli.
Flavia Tartaglia