Una “passeggiata” tra i rifiuti di Qualiano: pattume nel centro urbano e roghi nelle campagne – LE FOTO

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Il cartello con su scritto il perchè non si raccolgono i rifiuti

 

NAPOLI – Via Giuseppe di Vittorio, Via S. Maria a Cubito, Piazza Kennedy, Via Campana, Via Camaldoli, Via A. De Gasperi e Via Sot. Ten. Onofaro sono solo alcune delle vie del centro urbano qualianese completamente invase dai rifiuti. Ad assisterci in questa funerea passeggiata,c’è Emanuele, attivista del movimento No all’inceneritore di Giugliano, che in questi mesi si sta prodigando in una lotta senza quartiere contro il bando di costruzione del “termovalorizzatore” di Giugliano.

 

 

IL CENTRO URBANO – Passeggiare per le vie cittadine è un’impresa ardua e in qualche caso impossibile. «Questi rifiuti vengono abbandonati sotto abitazioni, uffici, scuole e negozi senza che nessuno se ne occupi realmente – racconta Emanuele  – La teoria è quella di non raccogliere i rifiuti non conformi alla differenziata e di non dare la possibilità di accumulare rifiuti non differenziati all’interno e attorno ai contenitori. Questa scelta però ha dei limiti evidenti». Basta camminare per queste strade per rendersi conto che ha ragione; cumuli di pattume si stagliano qua e là per la cittadina. È possibile scorgere su molti di questi grovigli di buste e bottiglie una scritta: Rifiuti depositati da persone incivili e non ritirati perché non conforme al calendario della raccolta differenziata.

 

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Rifiuti davanti a un istituto professionale

RIFIUTI ANCHE DAVANTI A FONTANE PUBBLICHE, SCUOLE E BAR – In Piazza Kennedy, invece, una fontana pubblica è completamente circondata di rifiuti. «Qui la gente una volta ci si fermava addirittura a bere – aggiunge Emanuele – ora la si scansa per la puzza». Ci si para poi davanti F. garzone di un bar della zona, che ci racconta che sempre più persone si lamentano per la puzza intollerabile. «Ieri più e più clienti mi hanno riportato indietro il caffè che avevano ordinato. “Sa di plastica” dicevano, salvo poi riconoscere che ad avere il sapore della plastica era l’aria che respiravano entrando al bar». Girato l’angolo ci imbattiamo in un cumulo di rifiuti di notevoli dimensioni che stazionava esattamente davanti ad un scuola materna, la S. Giovanni Bosco; ed ancora davanti ad un istituto superiore, Il Guglielmo Marconi.

 

FUORI DAL CENTRO URBANO – Continuando il cammino capitiamo in un mondo fatto di contadini, piccole industrie, campagne e silenzio più totale. La scoperta peggiore è una strada senza nome, senza entrata e stracolma di rifiuti di ogni genere. C’è cemento, pellami, vernici, metalli, intere componenti di automobili, divani, materassi, water e al centro del paesaggio si staglia immensa una vasca da bagno.

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Nonostante ci sia il Divieto di scarico e area sottoposta a sorveglianza

I ROGHI TOSSICI – Davanti agli occhi si svelano due montagnole dal colore nerastro e dall’aspetto gommoso. Non fumano fortunatamente ma si intravedo qua e là pezzi bottiglie, plastica e tanti resti di pneumatici; utilizzati probabilmente come combustore. Alla destra dei due roghi una sedia di plastica, come se lì ci fosse dovuto essere qualcuno di guardia; alla sinistra invece una sorta di struttura in mattoni, simile ad un rifugio. Pochi metri più avanti invece lo stesso materiale arso di cui sono composti i residui dei detti roghi è stato schiacciato al suolo e disteso alla maniera dell’asfaltatura. In mezzo a questa sorta di asfalto nero e denso ancora residui di pneumatici e metalli, che loro malgrado le centinaia di cittadini della zona stanno respirando.

 

Marco Coppola

Redazione

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