Da poco inaugurata e già appassiona la “mostra impossibile”, fino al 21 aprile i geni dell’arte sono in digitale – LE FOTO

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Le opere digitalizzate di Caravaggio

NAPOLI – All’ex Convento di San Domenico Maggiore ha aperto ufficialmente i battenti l’esposizione con Leonardo, Raffaello, Caravaggio in una “Mostra Impossibile – l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità digitale”. Per 4 mesi sino al 21 aprile 2014, 16 dipinti di Leonardo da Vinci, 40 opere di Raffaello Sanzio e 69 tele del Caravaggio rigorosamente riprodotti in formato digitale ad alta definizione grafica sono esposti al pubblico per offrire un modo rivoluzionario di entrare in contatto con l’arte.

 

LA MOSTRA – Le opere di Leonardo, tra cui anche la riproduzione dell’Ultima Cena, aprono la mostra nel Corridoio del Dormitorio principale che ospita la cella di San Tommaso. Del maestro fiorentino ci sono, ad esempio, la Mona Lisa, le due versioni de La Vergine delle Rocce, i ritratti delle nobildonne milanesi e il cartone incompiuto dell’Adorazione dei Magi: la retroilluminazione sembra essere davvero perfetta per riproporre la delicatezza sfumata tipica della sua pittura.

Nel Refettorio Grande, nel Refettorio Piccolo, nella Sala del Capitolo e nella Biblioteca si snodano invece le numerose ri-produzioni digital-pittoriche di Raffaello e del Caravaggio. Le grandi pale del pittore romano stampate sul tessuto trasparente a grandezza naturale ritrovano quella precisione di tratto e quella luminosità centrale tanto care all’autore, così come la gigantografia reale dell’affresco La Scuola di Atene regala all’osservatore la suggestione di entrare nella scena.

E il Caravaggio suona davvero: nella sezione “La Musica Dipinta del Caravaggio” le sue opere con  argomento musicale possono essere, contemporaneamente, guardate ed ascoltate. I madrigali di Layolle, Aracadelt, Berchem e il mottetto di Bauldewijin, riprodotti dal pittore nelle due versioni del Giovane suonatore di liuto e il Riposo durante la fuga in Egitto, si ascoltano in filodiffusione diretta nella versione eseguita dall’Ensemble Musica Picta diretta da Paolo Camiz. 

 

LE IMPRESSIONI DEI VISITATORI – Un gruppo di studenti universitari al primo anno della facoltà di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Napoli visita la mostra a scopo didattico su diretto consiglio della docente: «È sorprendente poter ritrovare crettature e lesioni vere. Per noi questa mostra è un’ottima occasione di studio. La retroilluminazione esalta con potenza la verità della trama, del mezzo di supporto e perfino degli interventi di restauro. È ben studiata per evitare riflessi fastidiosi, anche se in alcune opere il contrasto dei colori è eccessivo, sembrano posterizzate, altre eccessivamente illuminate come quelle del Caravaggio che concepì i suoi lavori per essere buie e al buio».

 

Un turista francese si aggira tra le opere “forti” del Caravaggio con religioso silenzio, come in un museo vero: «Io preferisco le opere originali, ma certo questa mostra è un’occasione rara per vedere tante opere riunite insieme. E soprattutto non avevo mai visto un Caravaggio così illuminato. Le sue figure in genere sono immerse nello scuro».

 

Mara e Mario, giovane coppia di fidanzati, osserva la Vergine delle Rocce di Leonardo: «Abbiamo notato questa mostra per caso e leggere i tre nomi degli artisti ci ha incuriositi. Raggruppare opere difficili da vedere in una vita intera è davvero grandioso. Certo l’opera originale è ben altra cosa come impatto e bellezza, ma la mostra è anche un omaggio al digitale, quindi va apprezzata anche per questo. Da designer professionista – aggiunge Mara – ritengo che la scelta di questo suggestivo luogo storico sia stata davvero formidabile».

 

mix di particoli di restauri o lesioni riprodotti dal vero
Alcuni particolari delle opere in mostra

CRITICA – Alla mostra si riconosce dunque un alto valore didattico ed educativo, un tentativo tra i pochi di continuare a promuovere la cultura, un supermanto di limiti fisici, una ricerca di dialogo con il pubblico. Se la comunità moderna cresce con nuovi mezzi di comunicazione (e-Book, Tablet, Smartphone, iPad, App, TVLed, HD e altro) è giusto che anche l’Arte, con equilibrio e discernimento, li utilizzi come canali di diffusione e conoscenza.

Di questa mostra potrebbero essere approfonditi interrogativi, dubbi, incongruenze, imprecisioni, rischi ed eccessi, ma è bene che a dar voce alle critiche siano esperti al settore. Del resto lo stesso concetto di Mostre Impossibili nasce ed è ancora un esperimento.

UNA MOSTRA PER TUTTI – Intanto, in attesa del 21 aprile 2014 (termine dell’esposizione e momento idoneo per stilarne un bilancio oggettivo, ndr), non si può certo perdere l’occasione di fare una grande scorpacciata di arte in HD coinvolgendo l’amico appassionato di computer grafica a digiuno di arte o i nipotini che vogliono divertirsi a riconoscere le opere dei pittori. Il tutto senza dimenticare le parole di Salvatore Settis (tra gli storici che hanno sostenuto l’idea delle mostre impossibili, ndr): «La copia vale in quanto rimanda all’originale, non per sé».

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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