Terra dei fuochi – Finanziamento dai beni sequestrati – pronto l’emendamento per le nuove bonifiche

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ROMA – Un plauso bipartisan ha accompagnato la decisione da parte del ministro Andrea Orlando di approvare un emendamento in materia dei disastri ambientali di Taranto e di quella fetta di Italia nominata Terra dei fuochi. L’emendamento nello specifico afferma due concetti principali; l’elargizione di 25 milioni a testa per Puglia e Campania, e la creazione del fondo per le bonifiche finanziato con i beni sequestrati agli eco criminali. Una sola dichiarazione campeggia in merito: «La Camorra pagherà la bonifica della Terra dei fuochi».

 

LO STATO SEMPRE IN RITARDO – In molti in questi anni hanno sottolineato la necessità di riconvertire i fondi sequestrati alla criminalità in attività di bonifica del territorio. Il magistrato Alessandro Milita, già nel 2012, davanti ai membri della Commissione parlamentare sull’emergenza rifiuti raccontava:  «siamo ancora nella fase della caratterizzazione, nonostante i dati circa la presenza di un avvelenamento, o comunque già in precedenza di una situazione disastrosa sostanzialmente assimilabile al disastro ambientale, fossero noti e già comunicati a partire almeno dal 2004. Sono passati otto anni e la caratterizzazione è ancora in corso d’opera».Lo stesso Milita ricordava in più interviste come nel solo processo Chianese siano stati «sequestrati beni e valori di pronta liquidazione pari a circa 17 milioni di euro, inoltre è stata attivata la misura di prevenzione sulla società Resit che era estremamente danarosa. Parliamo quindi di una disponibilità finanziaria straordinariamente elevata e certamente idonea a sostenere il costo della bonifica. In base alla normativa attuale, è impossibile utilizzare le risorse finanziarie sequestrate disponibili, perché manca una norma che consenta di utilizzare questo denaro».

 

IL VERO NODO SONO LE BONIFICHE – Proprio situazioni come la Resit possono rappresentare però seri rischi di infiltrazione camorristica nella gestione delle bonifiche. L’attuale procuratore nazionale antimafia Franco Roberti aveva già da tempo segnalato il problema alla Commissione parlamentare sui rifiuti: «Molte società si stanno industriando per proporsi per le bonifiche dei siti inquinati; si tratta quindi di un terreno da attenzionare in modo che possano accedere solo imprese tecnicamente idonee e valide e non infiltrate dalla criminalità organizzata».

 

I RISCHI – È proprio questo il fattore di maggiore preoccupazione che i cittadini dei vari comitati campani stanno portando avanti. È utile in questo senso esaminare la situazione del comune di Giugliano e notare come le dinamiche in queste situazioni si ripetano negli anni. Le prime indagini della magistratura evidenziano già aziende, un esempio su tutte è Ecoart, in odore di Camorra gettarsi come falchi sulle bonifiche, intenzionate a fare man bassa  sia dei fondi europei e statali stanziati per l’emergenza, che su quelli del fondo già precedentemente confiscati; riportando all’ovile gli investimenti di Camorra. spa.

 

Marco Coppola

Redazione

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