di Christian Montagna
NAPOLI – Artista poliedrica, verace e originale, Pietra Montecorvino ha da sempre incantato il suo pubblico con la particolare timbrica vocale che l’ha portata alla ribalta delle scene sin dagli anni ‘80, quando, con Renzo Arbore superò il primo grande provino della sua carriera. Alcuni giorni fa, ha magnificamente interpretato diversi brani in occasione di Passione Live, spettacolo dedicato a Napoli e in cui si omaggia Pino Daniele, scomparso nella notte tra il 4 e il 5 gennaio dello scorso anno. In un’intervista un po’ “sopra le righe”, abbiamo chiesto a Pietra Montecorvino dettagli, esordi e aneddoti per saperne di più sulla sua carriera artistica.
Attrice e cantante, da sempre un punto di riferimento nel panorama artistico partenopeo, Pietra Montecorvino incide dischi, gira numerosi set, presenta eventi ed è testimonial di importanti iniziative. Quale esperienza ricordi con maggior piacere?
«Ovviamente, il mio debutto con Renzo Arbore che fu come un sogno, come una sorta di favola dove alla fine rimani anche incastrata per anni fino a quando non arriva il principe e ti bacia e ti leva dall’incantesimo. Lui stava facendo dei provini a Napoli e cercava la protagonista di FFSS ed io come tutte le ragazze andai a fare il provino. Mi presentai in ritardo, senza aver preparato nulla, con il mio look e il mio modo di essere che non ho mai abbandonato. E’ stata un’esperienza favolosa perché grazie a lui ho avuto modo di conoscere tutto il cinema italiano: c’erano Troisi, Benigni, era un contenitore di artisti»

Passione Live nasce dal docu-film di Turturro. Come è stato farsi dirigere da un regista del suo calibro? Sono previste altre date di Passione Live in futuro?
«Turturro è un regista vero. La differenza tra Arbore e Turturro, ad esempio, è sicuramente di nazionalità Turturro ha uno stile americano, frenetico, dinamico; Arbore ha la flemma foggiana. Passione Live sarà il 19 Gennaio a Iesolo. Stanno fissando altre serate a Roma al teatro Quirino per il prossimo anno e al Bellini di Napoli. Il 19 Marzo, giorno della nascita di Pino, saremo al Palapartenope con Nello Daniele ed altri»
A pochi giorni dall’anniversario della morte di Pino Daniele, cosa ricordi del grande maestro del blues?
«Io Pino non lo conoscevo. Un giorno egli era in una trattoria a Roma e io gli comprai una rosa dai venditori ambulanti e senza dirgli nulla gliela regalai. Al mio primo provino ho cantato le sue canzoni. Pino ha sempre rappresentato la colonna sonora della mia vita, io ho cercato di metterla in pratica, di prenderla come dice Massimo Troisi: “l’arte è di chi se la prende non di chi la fa”»
Cosa rappresenta Pino Daniele nella musica napoletana secondo te?
«Pino ha un valore inestimabile al livello internazionale. Pino è una persona geniale, Napoli se l’è magnata, se l’è divorata, ha inventato un nuovo swing, un nuovo linguaggio. Fortunatamente non è l’unico, con lui c’è anche Eugenio Bennato con la Taranta, c’è Eduardo che è stato il rock and roll napoletano, Senese con il sassofono, Rais con la sua voce incredibile ed Enzo Gragnaniello»
Napoli è responsabile di non aver creato ancora un museo della canzone napoletana, secondo te cosa osteggia la realizzazione di un luogo così importante?
«Secondo me i napoletani si sfidano e non riescono ad unirsi. Napoli ha tante sfaccettature dell’arte. Credo che sia troppo presto per il museo oggi, ci sarebbe una guerra come c’è stata per il film di Turturro, perché mancava qualcuno. Magari lo potrebbe aprire un americano»
E’ uscito il tuo nuovo cd “Pietra a metà”. L’album è interamente composto da noti brani di Pino Daniele ed è dedicato al cantautore recentemente scomparso, come si può intuire anche dal titolo del disco: come è nata l’idea di dedicare un cd a Pino e come ha reagito il pubblico partenopeo a questa tua dedica?
«“Pietra a metà” è una grande soddisfazione perché innanzitutto ho cercato di mantenere la calma trovandomi di fronte alle canzoni di Pino Daniele non mi andava di urlare; ho cercato di fare un disco contenuto, di grande nobiltà, di grande rispetto, di grande amore. L’ho fatto ad appena tre giorni dalla morte di Pino. L’ho dedicato a Pino e Massimo Troisi perché per me in qualche maniera sono stati collegati nella mia vita, nella mia crescita artistica. Io devo molto a questi due artisti. Anche inconsapevolmente, io ho preso molto da loro senza che neanche lo sapessero. Ho concentrato in questo disco tutta la mia carriera»
Credi che Napoli valorizzi a pieno il suo grande patrimonio artistico culturale? Potrebbe fare di più?
«No, assolutamente. Ma questo io credo non lo faccia nessuno. Credo che gli artisti abbiano un karma al di là delle organizzazioni. L’arte è qualcosa che va da sé, che ha un suo karma. A Napoli dovrebbero evitare di fare la cattiva musica o almeno di non metterla in risalto come se fosse l’unica. Ad esempio la musica che ascoltiamo in radio, la copia della copia»
Progetti e sogni nel cassetto?
«Mi piacerebbe tanto fare un film scritto da me, portando un po’ tutta la mia confusione mentale. Fare un film nuovo portando fisicamente le emozioni . Ho immagini, idee, e magari le svilupperò. Sarò impegnata prossimamente in due concerti a Valencia e Madrid. In Italia qualche appuntamento al Nord. Ho in mente di realizzare un grande concertone a Napoli»