di Vincenzo Martino
Ad un passo dalla perfezione
Si sapeva che per accedere ai quarti di finale il Napoli doveva essere perfetto per tutti i novanta minuti. Lo è stato per quasi un’ora, e purtroppo questo non è bastato. Il primo tempo dei partenopei è stato fantastico. Il Real Madrid non è stato quasi mai pericoloso, soffrendo tantissimo il gioco azzurro. Tatticamente il Napoli è stato perfetto nello sfruttare la mancanza di pressione dei centrocampisti madrileni. Sul campo i blancos sembravano spaccati in tre tronconi. Tre linee troppo distanti tra loro. Tatticamente i movimenti di Insigne e Hamsik tra la loro prima e seconda linea sono stati micidiali. I due azzurri sono andati spesso a collocarsi dietro la loro mediana, ricevendo indisturbati palla, e pronti ad attaccare frontalmente la loro prima linea, cioè quella di difesa. Insigne ha agito spesso da trequartista, accentrandosi con movimenti in orizzontale, favorendo la corsia alle incursioni di Ghoulam, e spesso quasi in verticale rispetto a Diawara, anche lui molto partecipe. Il giovane centrocampista ha retto bene il ruolo di fulcro del centrocampo azzurro, per niente intimorito. Alla fine ha messo a segno ben 97 passaggi con il 92% di precisione. Ha commesso qualche errore, a volte dettato dalla troppa sicurezza, ma nel complesso è riuscito a tenere testa a gente del calibro di Kroos e Modric. La semplicità con cui gli azzurri sono andati in verticale, con lunghi passaggi dei centrali difensivi, in particolare di Koulibaly (87% di affidabilità), ha messo in evidenza tutti i limiti difensivi e di organizzazione tattica degli avversari, quasi fermi e senza mai portare un pressing organizzato e convincente. Forse Zidane ha avvertito la necessità di badare solo alla fase offensiva, solo a fare un gol per chiudere il discorso qualificazione. Il primo tempo del Napoli è stato emozionante, assolutamente dominato con il 53% di possesso palla, e l’86% di precisione nei passaggi. Gli azzurri hanno calciato ben 11 volte verso la porta avversaria, di cui 5 in area di rigore, contro solo 2 tiri concessi nella propria area alla temutissima BBC.
Galacticos non per caso
I timori della vigilia sono stati confermati e cioè, che al Real Madrid non si può concedere nulla, non si può commettere neanche un piccolo errore. Purtroppo, nel secondo tempo, una palla persa nella propria trequarti da Hamsik, uno di quei passaggi in uscita e per giunta in orizzontale, che non andrebbero mai sbagliati, ha avviato una micidiale ripartenza madrilena, culminata con un corner a favore. In quel momento si sono materializzati tutti i fantasmi azzurri, tutte le paure di chi sa, vedendo Sergio Ramos affrettarsi per raggiungere l’aria di rigore, che quel calciatore avrebbe potuto salvare i suoi. E cosi, come fu all’andata, quando diede la sveglia ai suoi compagni, che stavano lentamente per essere ipnotizzati dal fraseggio azzurro, anche adesso ha tolto le castagne dal fuoco.
Il suo gol ha spento la luce agli azzurri, quella della flebile speranza. In quel preciso momento è crollato il Napoli, forse ancora acerbo, per non soffrire psicologicamente il contraccolpo, che pure avrebbe tramortito un bisonte.
Marcatura a zona o a uomo? No, Ramos!
I gol di Sergio Ramos hanno avviato i soliti discorsi del giorno dopo. Ovvero quelli fatti con tanti “se” e tanti “ma”.
Il Napoli di Sarri sui calci piazzati difende a zona. Ogni uomo presidia una porzione di area di rigore, e fronteggia l’avversario “invasore” del proprio spazio. Uno dei limiti di questo sistema difensivo è relativo all’incapacità di contrastare fisicamente un avversario lanciato in velocità e soprattutto in elevazione. Spesso i difensori che difendono a zona, per mantenere il contatto visivo con il pallone, perdono quello fisico con l’avversario, finendo frequentemente per saltare da fermo, a contrastare chi arriva lanciato. Sarri ha spesso lamentato la mancanza di aggressività verso la palla. In pratica, chi difende dovrebbe “aggredire”, andando incontro al pallone, e non aspettarlo quasi passivamente. In questo modo si acquista anche quella velocità necessaria per fronteggiare l’irruenza di chi arriva lanciato. Ma anche la marcatura ad uomo ha dei limiti. Gli avversari ben strutturati fisicamente, tendono a vincere i duelli corpo a corpo, e ricorrendo ai “blocchi” riescono ad acquisire un ulteriore vantaggio sui difendenti. Il mister del Napoli ha più volte ribadito come il Napoli paghi un gap fisico contro alcuni avversari, in particolare quelli del Real. La fisicità di cui ha parlato Sarri, è quella che permetterebbe di tenere botta ai duelli corpo a corpo con agli avversari. Ramos è un maestro nello sfruttare con il suo tempismo e colpo di testa le situazioni da palla inattiva. Probabilmente la difesa azzurra poco avrebbe potuto fare sia in un caso, che nell’altro. Basti pensare che nella finale di Champions League di tre anni fa, fu proprio il campione spagnolo a segnare nei minuti di recupero, e sempre di testa. Ciò gli permise di portare la propria squadra ai tempi supplementari, facendo gol all’Atletico Madrid di Simeone, uno dei tecnici che cura maggiormente ogni aspetto della fase difensiva della propria squadra.
C’è anche da dire però, che sul primo gol, gli azzurri erano ben posizionati, e Ramos (183 cm, per 75Kg) è stato fronteggiato da Albiol (190 cm, per 82Kg), a cui forse è mancato quel pizzico di aggressività di cui parla Sarri, che non gli ha permesso di tenere botta al campione spagnolo.
Ma si sa, i campioni sono tali, perché spesso riescono a tirare fuori dal cilindro il colpo risolutore, superando sia la marcatura a zona, che a uomo.
Inoltre, va evidenziato che nella gara di andata il Real Madrid ebbe 5 calci d’angolo a favore non riuscendo a superare la stessa marcatura a zona praticata dal Napoli anche nella partita di ritorno. Questa volta il Real ne ha avuti 4, trovando per ben 2 volte la via del gol. A volte succede contro questo tipo di avversari, e quasi sempre non si riesce ad improvvisare un nuovo meccanismo difensivo (la marcatura ad uomo), solo per arginare un avversario. I sistemi difensivi vanno provati e riprovati nel tempo.
Conclusioni
Il risultato finale al termine del doppio confronto, è stato fin troppo pesante nei confronti del Napoli, per quello che si è visto in campo. Resta l’amarezza per un sogno sfumato, ma anche la consapevolezza di aver tenuto testa per larghi tratti ai campioni in carica. Il gioco espresso dal Napoli è stato emozionante, ma non vanno dimenticati i limiti della squadra, e che vanno presto eliminati. Sarri ha spesso parlato di mancanza di fisicità, da intendersi più nella stazza, nella muscolatura dei suoi, che nell’altezza. Il mister ha fornito importanti indicazione alla società su quello che dovrà essere il prossimo mercato azzurro, chiaramente se si ha intenzione di competere con un certo tipo di avversari.