Napoli, l’orchestra Scarlatti suona nel tugurio

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Dimenticata dalle istituzioni, consumata lentamente dal passare del tempo, soffocata dagli abusi edilizi. È la chiesa di Santa Maria di Betlemme, un pezzo di storia nel cuore dei Quartieri Spagnoli, a due passi da via dei Mille, arroccato sul declivio che da Chiaia porta al corso Vittorio Emanuele. Lontana dai percorsi tradizionalmente battuti da turisti e cittadini, la chiesa – che assieme al vecchio Palazzo dei Veterani è parte di un complesso conventuale datato 1653 – fu chiusa definitivamente al culto nei primi anni del secolo passato e da allora sottoposta ad un’opera di saccheggio costante, che poco o nulla ha risparmiato degli arredi sacri, delle pitture e dei marmi che ne decoravano le navate. In breve tempo la struttura finì per assumere i contorni di una vera e propria discarica a cielo coperto. Poi, nel 2002, il Demanio ha voluto offrirla in comodato d’uso alla Nuova Orchestra Alessandro Scarlatti, all’epoca in cerca di una sede. Si pensò allora ad un progetto di riqualificazione che sottraesse Santa Maria di Betlemme all’oblio per restituirla alla città nella duplice veste di sala da concerti e di polo culturale. Quel progetto però, come spesso accade quando si parla di riqualificazione del patrimonio pubblico, non è mai decollato. Dopo aver sostenuto in totale autonomia i costi economici (e fisici) per liberare la chiesa dai quintali di rifiuti che ne ingombravano le navate, i membri della Scarlatti, musicisti plurititolati di fama internazionale che per l’occasione avevano deposto gli strumenti ed imbracciato scopa e paletta, si sono presto trovati soli. Unica eccezione l’intervento del Demanio per mettere in sicurezza la struttura. Anni di pioggia ed infiltrazioni ne avevano lentamente corroso le pareti e le volte, fino a metterne in pericolo la stabilità. In quella circostanza l’intervento fu rapido ed efficace, la chiesa stabilizzata e rimessa a nuovo sembrava pronta per diventare la nuova culla della musica di tradizione colta a Napoli. Poi più nulla e nel giro di pochi anni i calcinacci hanno ripreso a cadere dalla volta erosa dall’umidità. Ora non è più possibile suonare in quei locali, si prova solo in piccole formazioni perché le vibrazioni fanno crollare gli intonaci.

 

Antonio Iorio 

Redazione

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