Manifestazione edili a piazza dei Martiri: contratto, diritti e non solo

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Si è tenuta oggi la manifestazione unitaria delle sigle sindacali FENEAL, FILCA e FILLEA, rappresentanti sindacali del settore edilizio rispettivamente di UIL, CISL e CGL. Al centro delle rivendicazioni dei lavoratori del settore edile c’è innanzitutto una battaglia relativa al negoziato sul contratto nazionale, che stagna oramai da ben dieci mesi. Sono migliaia i lavoratori lasciati in attesa di tale risoluzione, che tarda invece a trovare quelli che dovrebbero essere i suoi sbocchi naturali. Anzi, si può dire che il peso delle imprese dell’ANCE e delle COOP, relativo ad un diritto conquistato con le lotte degli anni passati, l’APE. Il premio APE non è altro che la maturazione del diritto di Anzianità Professionale Edile che pesa sul biennio 2100 ore di lavoro. Il numero di ore necessario alla maturazione di quelle che è un diritto di questi lavoratori, vuole adesso essere aumentato a 3200 ore. Ciò renderebbe quantomeno inaccessibile ai più la maturazione del premio stesso data la totale discontinuità del mestiere, oltre lo smottamento e il calo che il settore stesso sta patendo. Tale calo non può essere ovviamente pagato dai lavoratori.  La pensa così Ilaria Ciardiello della segreteria FILLEA CGL di Napoli: <<In un settore in cui i lavoratori hanno già accesso discontinuo al lavoro, non si può pensare di aumentare in tal modo le ore – da 2100 a 3200 sul biennio – così facendo un settore che già sta conoscendo una crisi negli ultimi anni, finirà per far pesare sui lavoratori lo scotto della stessa. Domani ci sarà un incontro fra le sigle nazionali a Roma e si deciderà una risoluzione della vicenda. Qualora lo stallo dovesse proseguire la strada sarà quello dello sciopero nazionale>>. Il segretario generale FENEAL UIL, Andrea Lanzetta, racconta invece: “La manifestazione di oggi è un segnale per la risoluzione di questa situazione di stallo, che va avanti ormai da dieci. Se domani a Roma non riceveremo conferme, allora lo sciopero sarà nazionale”. Giovanni Passaro, segretario generale di FILLEA CGL, parla invece invece lucidamente della situazione dell’edilizia nazionale e locale. “Non si può ceredere di far pesare sui lavoratori la crisi di un intero sistema, che sempre più si indentifica col profitto di pochi. L’Italia avrebbe bisogno di elettroshock di moralità. Per questo la rivendicazione per i diritti e per l’aggiornamento del contratto nazionale dei lavoratori edili è sacrosanto. Ma è un punto di partenza. Fra le ragioni che proponiamo all’attenzione c’è innanzitutto la riscrittura totale dell’intero sistema edilizio. Sempre più siamo convinti che la strada da percorrere in questo settore, che pure ha conosciuto una crescita e floridità dal 2001 al 2009, è quella della tecnologia ecocompatibile, l’abbattimento del consumo di suolo, la tutela dell’incolumità dei lavoratori sul posto di lavoro, la rimessa a nuovo di strutture pubbliche e non lasciate pericolanti e pericolose per i cittadini. Per questo le nostre lotte devono necessariamente passare  per la conversione morale e legale delle imprese e della politica.” Testimonia quindi Passaro con queste parole di come non si possa sminuire, come sempre accade, la protesta per i diritti contrattuali come una rivendicazione particolaristica e individuale. C’è ben altro nelle parole di Passaro e di molti lavoratori. C’è una coscienza responsabile che cerca di fare breccia e cambiare lo stato delle cose in questo paese. C’è la consapevolezza che badando al sé non si arriva lontano. C’è la storia del futuro prossimo e lontano dei lavoratori e dei cittadini, dal quale in molti vorrebbero sviare l’attenzione.

Marco Coppola

Redazione

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