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di Simone Porpora
NAPOLI – Quando la passione incontra il lavoro, quando il coraggio supera la paura, quando l’intraprendenza ti mangia da dentro, già sta per nascere un’opera d’arte. La redazione di Vivonapoli ha avuto la possibilità e il piacere di porre alcune domande alla giovane artista napoletana “Plinty”, la quale con gentilezza ha risposto a tutte le nostre curiosità.
A CHE ETA’ TI SEI AVVICINATA AL CONCETTO DI “ARTE”?
Ah beh, da piccola adoravo già disegnare, anche se ricordo che alla domanda : “che vuoi fare da grande”? Rispondevo -“La stilista”! E infatti disegnavo quasi sempre donne con abiti stravaganti. Ma l’avvicinamento all’arte intesa come inizio di sperimentazioni e studi è avvenuto molto tardi,
dopo gli anni del liceo, che non è stato un artistico.
Diciamo che sono riuscita, attraverso la riscoperta dell’arte, a riemergere da un periodo,abbastanza lungo, di “adolescenza sbandata”.
TRA LE TANTE FORTE D’ARTE HAI SCELTO LA PITTURA, OLTRE AD UNA INNATA CAPACITA’ CHE SICURAMENTE TI AVRA’ AIUTATO IN QUESTO PERCORSO, PERCHE’ HAI SCELTO PROPRIO DI DIVENTARE UNA PITTRICE?
Oh no, non era tanto innata la mia capacità di dipingere! All’inizio ricordo che i colori che mischiavo avevano sempre un fondo di grigio! Ho dovuto studiare…sicuramente mi ha aiutato molto il disegno, che invece già sperimentavo da anni… non ho scelto la pittura,pensandoci. E’ stata un pò lei a scegliere me. Semplicemente acquistai un set di colori mediocre e uno di pennelli di pessima qualità, (anche se alcuni li ho ancora, li uso per mescolare i colori!), provai a dipingere un quadro su tela…non era bello. Ma potevo migliorare e infondo lo sto ancora facendo, oggi tutto sommato continuo a imparare e di conseguenza a migliorare. Adoro anche la scultura, la fotografia, ma la pittura mi consente di esprimermi al meglio, attraverso il colore.
CI VUOLE SICURAMENTE UN GRAN CORAGGIO PER DECIDERE DI FARE DELLA PROPRIA PASSIONE UN LAVORO, SOPRATTUTTO IN UNA SOCIETA’ CHE AGLI ARTISTI NON DA IL GIUSTO COMPENSO, SIA A LIVELLO ECONOMICO CHE SUL PIANO DELLA VISIBILITA’, DELL”’IMPORTANZA”. COSA TI HA SPINTO AD ANDARE FINO IN FONDO?
Molti lo hanno definito “coraggio”, molti altri hanno criticato la mia scelta di abbandonare il mio lavoro sicuro per una strada piena di incognite, per altri ancora è stato addirittura un affronto e una mancanza di rispetto verso i tanti giovani che cercano un lavoro senza trovarlo, ognuno l’ha interpretata a modo proprio. Io ci ho pensato molto prima di farlo davvero e di licenziarmi, e alla fine prima di decidere, mi sono immaginata tra vent’anni: Avrei lavorato ancora li, è una ditta abbastanza solida, probabilmente avrei avuto dei figli, tante spese, tante ansie perchè sarei stata legata a questa città, attualmente numero uno in blacklist per vivibilità a parere mio, e avrei avuto la mia routine monotona fatta di ufficio,scartoffie,scadenze…Stress. Allora quando mi sono accorta di avere quasi trent’anni, mi sono detta: o ci provo adesso o non ci proverò più. E ho mollato tutto. Nonostante le difficoltà non mi sono pentita, preferirò sicuramente un giorno dire che ci ho provato ed è andata male, (spero di non doverlo dire però!)
piuttosto che essermi arresa senza averci neanche provato.
CHE NE DICI DI RACCONTARCI BREVEMENTE IL TUO PERCORSO ARTISTICO?
Come dicevo sono autodidatta, ma ciò non vuol dire che io non abbia studiato…semplicemente ho studiato e studio tutt’ora dall’anatomia, ai colori, al trattamento delle varie superfici, alle tecniche, i grandi maestri dell’arte, anche se la cosa dalla quale ho imparato di più è stata la sperimentazione diretta delle idee. Fino all’anno scorso non ho avuto molto tempo di partecipare ad eventi e mostre, che spesso purtroppo si pagano anche, ma appena ho smesso di lavorare ho subito partecipato a un concorso indetto dal Comune di Napoli per i giovani creativi, in palio c’era uno stand espositivo presso la fiera Creativa, alla Mostra d’Oltremare. L’ho vinto e ci ho partecipato a Novembre scorso, insieme ad altri 9 giovani creativi napoletani. Ogni tanto espongo in alcuni mercatini tra Napoli e Roma, ma ho altri progetti.
L’OGGETTISTICA DIPINTA A MANO E’ CIO’ DI CUI TI OCCUPI MAGGIORMENTE, HAI CERCATO, DUNQUE, DI RENDERE L’ASTRATTO PRAGMATICO. HAI ALTRI PROGETTI IN MENTE?
Sicuramente si! E non solo legati all’estetica degli oggetti, ho un progetto in mente a cui vorrei cercare di dare forma, anche se Napoli è una piazza difficile per certi versi.
SEI DI NAPOLI, UNA DELLE POCHE CITTA’ IN CUI L’ARTE SI PUO’ CONSIDERARE ANCORA VIVA, IN TUTTE LE SUE FORME. CHE INFLUENZA HA AVUTO SU DI TE PARTENOPE? DAI SUOI PAESAGGI ALLA SUA VITA SOCIALE, PASSANDO PER LA SUA STORIA, C’E’ QUALCOSA CHE IN PARTICOLAR MODO TI HA INFLUENZATO?
Mi ha ispirato tanto e mi ha insegnato tanto vivere qui. Non a caso il Golfo è uno dei temi più ricorrenti nei miei lavori,l’ho creato colorato,sgargiante,quasi a voler coprire quell’aura scura che aleggia sulla città. Abitavo al corso Vittorio Emanuele e spesso mi fermavo sulle scale che portano sui Quartieri a guardare il panorama. Da lì era ancora più palese il senso di questa città: una città bellissima, che t’incanta mentre sei li a guardarla…poi abbassi gli occhi e torni coi piedi per terra, sei tra i vicoli, la sporcizia, l’inciviltà …sono molto arrabbiata con noi napoletani, purtroppo abbiamo rovinato tanto che di bello c’era. Ma questo è un Altro discorso.
QUALI SONO LE TUE AMBIZIONI? COSA VEDI IN UN FUTURO? C’E’ SEMPRE LA PITTURA?
Si, vorrei cercare però di introdurla in un ambito diverso. Mi piacerebbe aprire un Laboratorio D’arte tutto mio, da poter però sfruttare anche per organizzare corsi di arte-terapia, col supporto ovviamente di una psicoterapeuta specializzata. Mi piacerebbe perchè l’arte in generale, che sia musica, pittura, scultura,teatro…ha una potenza molto forte e può veramente aiutare le persone a vivere in maniera diversa, un pò più…colorata,nel mio caso Ho avuto modo di conoscere molti ragazzi anche non napoletani a cui l’arte ha cambiato la vita. C’è gente che spacciava droga e che ora canta canzoni su un palco, c’è chi era in un letto d’ospedale immobile e ha iniziato a muovere le mani lavorando una pallina d’argilla…Sono storie di persone che conosco, non per sentito dire. L’arte può migliorare le persone e la loro vita, dopo averlo vissuto sulla mia pelle sono pronta a sostenerlo.
IL TUO NOME D’ARTE, PLINTY, DA DOVE SPUNTA FUORI?
Plinty è il nome di una principessa, protagonista di un libro di favole poco conosciuto in italia. Un po’ di tempo fa una persona mi affibbiò tal nomignolo che da quel momento è diventato il mio soprannome, e col passare del tempo anche il mio nome d’arte.
TORNANDO INDIETRO SCEGLIERESTI UN’ALTRA STRADA, PIU’ FACILE, RINUNCIANDO ALLA TUA PASSIONE E A TUTTE LE DIFFICOLTA’ A CUI SEI ANDATA IN CONTRO PER REALIZZARE IL “SOGNO”?
ASSOLUTAMENTE NO!
– Una storia esemplare di chi non si arrende davanti agli schemi le vita tende ad importi, la volontà di arrivare e prenderti il tuo posto nel mondo, senza aspettare che il mondo te ne lasci uno a caso. L’esempio che si può cambiare tutto anche in corso d’opera, l’arte è sempre soggetta a revisioni, così come la vita, e anche se alcune capacità non sono poi tanto “innate”, è la voglia di fare a sopperire determinate mancanze. Plinty insegna.
Di seguito è possibile vedere una “gallery” con i principali lavori dell’artista, di cui è possibile approfondire lo stile e i lavori al sito: www.plinty.com .