PROSEGUE IL TOUR DELLA MEHARI. Giancarlo Siani, giornalista de Il Mattino di 28 anni fu ucciso dalla camorra, il 25 settembre del 1985,cinquanta righe pulite, secche, di un suo articolo “bomba” avevano infranto il castello degli affari sporchi della malavita di Torre Annunziata.
La Mehari della Citroen, il “dromedario di battaglia” di Giancarlo, dopo la prima tappa del suo cammino itinerante verso la sede storica de Il Mattino (leggi articolo link), venerdì 27 settembre alle 10,00 ha ripreso il suo tour napoletano lasciando via Chiatamone per entrare nel P.A.N., in via dei Mille, quale protagonista della cerimonia di inaugurazione della mostra-conferenza sulla storia di Giancarlo.
SINERGIE DI ISTITUZIONI AL PAN. Il cortile del Palazzo delle Arti di Napoli ha ospitato un forum sociale sul tema del giornalismo difficile. Tra le videoproiezioni di foto e articoli di Giancarlo, faceva bella mostra un telone pieno di firme, dediche, e commenti dei ragazzi delle scuole di Napoli che dal 23 al 26 settembre hanno partecipato al dibattito con giornalisti e funzionari Mestiere di giornalista e di libertà di stampa.
In un comune intento di coinvolgere enti, banche, istituzioni e quante più maggiori responsabilità possibili, questa giornata si è sviluppata con una veste non pubblicitaria, ma come vero percorso di valore, che da Napoli aspirerà a diventare una questione europea.
L’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele ha collegato un ponte ideale tra la celebrazione della Mehari e il 70° anniversario della 4 Giornate della Resistenza Napoletana: “Come esempio di fiducia nelle proprie forze per garantire la libertà, anche Giancarlo ha resistito ai poteri vari di mafie e camorre. Il colore verde speranza della macchina è una tinta che deve irrorare quelle zone grigie dell’indifferenza e della distanza”. A seguire, l’Assessore per la Regione Campania Caterina Miraglia ha identificato la Mehari come segno di un valore. “Siani era un eroe non perché è morto, ma in quanto giornalista che mai si è sottratto nel parlare. La Mehari è un fatto materiale, ma con un contenuto valoriale”.
il Sindaco de Magistris ha difeso Napoli “non città della Camorra, ma città della Resistenza”, ha ricordato la prossima inaugurazione della rotonda via Caldieri-piazza Legalità dedicata a Giancarlo e ha sottolineato la situazione irrisolta del precariato giornalistico: “Non si può chiedere ad una classe di professionisti che svolge solo un compito informativo di morire in questo modo. È tempo di schierarsi, fare scelte, perché l’indifferente è peggio del camorrista”.
TACI O SPARO. Il programma è proseguito verso le 18 con il dibattito aperto Taci o Sparo! Alla scoperta del giornalismo ad ostacoli. Perché in Italia è difficile dire certe cose, introdotto da Ottavio Lucarelli, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Alberto Spampinato (direttore e fondatore di Ossigeno per l’informazione, l’osservatorio permanente della FNSI e dell’Ordine dei Giornalisti sui cronisti italiani minacciati e sotto scorta e sulle notizie oscurate con la violenza) ha lanciato numeri precisi: 1473 giornalisti minacciati dal 2006, una parabola ascendente di casi coinvolti e un crescendo soprattutto di intimidazioni e avvertimenti dal 2011 al 2012.
Lirio Abbate ha raccontato le sue esperienze di giornalista palermitano minacciato spiegando come anche le istituzioni spesso si prostituiscono e intralciano il giornalismo: “Bisogna ridare la dovuta importanza alla collaborazione tra giornalisti e investigatori e non sopprimere intercettazioni che possono risultare ottime piste”.
Giovanni Taranto, collega di Siani, ha confessato la sua emozione nel guidare la macchina al PAN: “Giancarlo non mi aveva mai permesso di guidare la Mehari perché ero neopatentato. La conoscevo, ma è stato come un colpo inatteso. Un nuovo sprone. Hanno minacciato me e la mia famiglia, ma se lo scordano, non si fanno passi indietro!”.
Giovanni Postiglione