Erri De Luca racconta il suo Giancarlo Siani al PAN

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Prosegue la rassegna “In Viaggio con la Mehari”, per non dimenticare Giancarlo Siani. Nel Museo P.A.N. lo scrittore Erri De Luca ha raccontato il suo incontro personale con il giovane giornalista scomparso.

 

Lo scrittore – occhi azzurri glaciali, capo brizzolato, classe1950 – ha recitato ad alta voce un suo vecchio scritto, Il Cronista scalzo, articolo-autobiografico che racconta il rapporto di amicizia nato agli albori degli anni Ottanta con Giancarlo Siani. L’opuscoletto, inserito all’interno di “altri scritti”, non fu scritto per essere un pamphlet di notizie giornalistiche, ma semplicemente con l’intenzione di un “breve racconto”.

 

L’INCONTRO. Erri aveva conosciuto Giancarlo al ritorno da Torino, dopo anni di lotta impegnata per i diritti dei lavoratori operai. Aiutante nei reparti per la ricostruzione post-terremoto, a Napoli Erri cominciò a scrivere per la rivista Lotta Continua e a consegnare posta. In quell’occasione conobbe Giancarlo e fu amore a prima vista. Dal testo dell’articolo, è emerso un ritratto del giornalista molto umano: “Uno che raccontava le cose dal piano terra, nello stile del vero giornalismo di inchiesta, si buttava quasi fisicamente a cercare la notizie. Arrivava sul posto e vedeva cose che forse sfuggivano all’inquirente. Si procurava stima e simpatia, conversando con garbo ed equilibrio. Voleva imparare. Avevo un coraggio fisico particolare, non si appoggiava a nessuno”. Lo scrittore si è fatto commuovere dal suo coraggio, lui che era il maggiore tra i due, “finì per farsi condurre”. Si commosse quando lesse il suo articolo coraggioso su Torre annunziata; solo in seguito, venne a sapere che fu ucciso. Non era ancora iscritto all’Albo.

 

LA COERENZA DELLA PAROLA. La parola di Erri De Luca è stata forza e veemente, come il suo passato di manifestante, ma il suo animo si è rivelato come sempre profondo. Ha deposto gli strumenti della lotta e si è dedicato alla penna. Nel tempo si è riscoperto lettore di testi in ebraico antico e ha conosciuto meglio Dio. Lui, che avverte la responsabilità di conservare e custodire ciò che scrive, ha invogliato il pubblico a riflettere sulla coerenza della Parola divina: “La Divinità dice e le cose avvengono. Non come le autorità che dicono e poi smentiscono. Anche io cerco “la mia quota” per dire ciò che produco”. Erri ha chiosato il suo intervento criticando buona fetta di giornalismo e stampa contemporanee che oggi si impigriscono su informazioni deformate e mutilate, anziché puntare al meccanismo delle cose sbagliate.

 

LA VOCE DELLA CHIESA MILITANTE. Lo ha spalleggiato don Tonino Palmese, sacerdote salesiano: “Il mestiere evangelico di Giancarlo è stato di portare la bella notizia, anche se caricata da situazioni paradossali. Il giornalista dovrebbe avere la vocazione di rimanere fedele al messaggio e al destinatario. Nel nostro tempo questa scelta viene ripagata dal martirio. Gianluca ha lasciato il suo debito. E un altro debito la società lo riconosce a don Peppino Diana che se fosse stato ucciso in un’altra chiesa territorialmente importante sarebbe annoverato tra i martiri”.

 

MUSICA PER LA MEHARI. A chiudere il diario memorandi di Erri De Luca, la musica di Nando Misuraca. Il giovane chitarrista, rimasto orfano di padre “vittima del lavoro”, ha dedicato una ballad all’automobile verde, simbolo di una speranza che continua camminare. Gli domandiamo sul possibile legame tra giornalisti e musicisti “portatori della verità”: “Oggi un Siani della musica è fondamentalmente il musicista indipendente, quello che si auto produce, che non deve sottostare a regole di mercato e di contenuto, fuori dal giro delle grandi etichette discografiche. Magari anche chi suona o canta “controcorrente” può dar fastidio a qualcuno ed essere ammazzato”. Io non conoscevo personalmente Siani, ma sono rimasto folgorato dall’idea del progetto della Mehari che torna a vivere, un’immagine colorata diversa dalle brutte icone di morte”.

 

 

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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