La condizione generale della criminalità in Campania sembra essere un discorso a parte rispetto al contesto generale italiano. Secondo una statistica risalente al 2004 circoscritta alla pratica dell’omicidio di tipo mafioso circa il 72% del totale si è verificato in questa regione, omicidi che si presentano come furti, rapine, estorsioni, ricettazioni e quant’altro.
Castel Capuano, sede del Tribunale di Napoli, un paio di mesi fa fu ‘teatro’ per la presentazione del libro “Mafie” di Giovanni Conzo (magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Napoli) e Giuseppe Crimaldi (giornalista de ‘il Mattino’), che racconta e indaga la criminalità nella sua natura nuda e cruda, lo scorso sabato 1 giugno è stato invece sede della mostra “Corpi di Reato”.
Il Castel Capuano, il più antico maniero di Napoli dopo Castel dell’Ovo, vanta una storia che lo rese da residenza reale privata a sede giudiziaria, dove i sotterranei erano destinati a prigione dotata di attrezzate camere di tortura, attualmente sede degli uffici di rappresentanza della corte d’Appello e della Presidenza del Tribunale ha ambienti che ricordano il suo passato.
Per la fruizione della mostra ‘Corpi di Reato’ si passa, infatti, attraverso le antiche carceri della Vicaria dove l’ufficio corpi di reato del tribunale di Napoli è un susseguirsi di scaffalature nelle quali sono sistemati tutti quegli oggetti, oltre plichi, documenti, che hanno costituito un corpo di reato: usati per commettere dei crimini o essi stessi bottino di un crimine.
L’esposizione è stata aperta al pubblico eccezionalmente e per un solo giorno, ed ha permesso di venire a conoscenza di un migliaio degli oltre 15.000 pezzi, un tempo custoditi nelle carceri della Vicaria, del materiale confiscato, archiviato, memoria di delitti, stragi, fasi cruciali dello sviluppo della camorra, grandi e piccoli processi. Tutto perfettamente catalogato con l’anno del sequestro e del reperto: armi civili, da guerra; pezzi di arredi sacri; falsi capi d’abbigliamento firmati; oggetti cavi nei cui spazi si stipava cocaina, come un candelabro d’oro o sculture, statue; busti di Mussolini; sigarette contraffatte; contatori dell’Enel manomessi per sottrare energia; grimaldelli per forzare porte blindate e saracinesche; macchine per scrivere; registratori; gomme di auto; stampelle oggetto del reato di falsa invalidità; una sedia cardinalizia confiscata nella casa di un noto boss e risalente probabilmente a Francesco II di Borbone; un’intera rimessa di motociclette sia usate per compiere furti sia oggetto di furto; ed ancora un intero contenitore con vecchi cellulari e autoradio, tra l’altro testimonianza dell’evoluzione della tecnologia; false opere d’arte, quadri, vere e proprie copie della scuola napoletana perfettamente riuscite; una maschera di gomma con le sembianze dell’attore Lino Banfi usata negli anni ’70 per compiere una rapina.
“Alcuni di questi reperti ci riportano a processi famosi, il periodo degli scontri tra Nuova Camorra organizzata e Nuova Famiglia, il periodo terrorismo”, spiega Carlo Spagna, Delegato Uffici Corpi di Reato.
Dunque un ‘racconto’ di anni di crimini, una mostra che, secondo le intenzioni di promotori, ha voluto essere solo una piccola introduzione a quello che si auspicano sia un progetto molto più ambizioso: “Il Museo della Giustizia napoletana”, o della “Criminalità napoletana” allestito proprio all’interno di Castel Capuano, che possa affiancarsi ad un “Museo didattico delle Regole” che avrà come obiettivo la narrazione storica, sociologica, antropologica del crimine, soprattutto camorristico, nel nostro territorio.
Come per la collezione di armi, armature, strumenti di tortura medioevali, esposta presso il Castello Aragonese, Ischia, che possa essere un modo per suscitare emozioni, orrore, riflessioni, attraverso la curiosità, per non dimenticare, come una ‘terapia d’urto’ per le coscienze?
Flavia Tartaglia