Al Sannazaro con Molière si omaggiano Pino Daniele e Massimo Troisi

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di Violetta Luongo
NAPOLI – Uno spettacolo capace di unire tradizione, emozione e riflessione in una miscellanea di passato e moderno. “L’Avaro Immaginario”, diretto da Enzo Decaro fino al 26 gennaio al teatro Sannazaro, è un viaggio che attraversa epoche, culture e sentimenti, riportando in vita il teatro di Molière attraverso la tecnica coinvolgente del metateatro.  Lo spettacolo racconta il viaggio, reale e immaginario, di Oreste Bruno e della sua compagnia dei Fratelli dè Bruno da Nola, discendenti del grande filosofo Giordano Bruno. Una famiglia di commedianti d’arte, la loro, che con una “carretta dei comici” viaggiante attraversa il Seicento tra Napoli e Parigi. È un viaggio verso il teatro, verso Molière, ma anche una fuga dalla peste e dalle difficoltà di un’epoca segnata dal dolore.

IL VIAGGIO E’ TEATRO – Ogni tappa del viaggio si trasforma in un’occasione per fare teatro. Le piazze e i mercati diventano palcoscenici improvvisati, e i momenti salienti de “L’Avaro” e “Il Malato Immaginario” prendono vita grazie all’ingegno e alla passione dei commedianti. Questi frammenti di spettacolo non sono solo arte: sono un mezzo per sopravvivere, per guadagnarsi il pane o un pasto caldo offerto da un pubblico semplice ma attento. Il viaggio, però, non è privo di ostacoli. La peste, la povertà e la fame stringono i protagonisti in una morsa implacabile. Quando il cibo è ormai un lontano ricordo e le forze cominciano a venir meno, che si presenta l’inevitabile: sacrificare Raimondo per sopravvivere. Protagonista silenzioso, assente ma presente in scena, è Raimondo, un cavallo robusto e fedele, che accompagna Oreste Bruno e la sua compagnia in ogni tappa del loro lungo e faticoso percorso. Non è solo un mezzo di trasporto: è un compagno di viaggio, una presenza rassicurante che condivide fatiche, gioie e difficoltà.
“PROVERBIALI” ICONE –  Divertente l’incontro-scontro tra Amadora e Filomena, due personaggi che sembrano fatti per non andare d’accordo. La loro prima interazione è un botta e risposta serrato, tutto giocato sul filo dei proverbi napoletani, che passano rapidamente dalla saggezza popolare all’arte dello sfottò. Il crescendo di battute, sempre più taglienti e ironiche, culmina in un acceso contatto litigioso, che costringe Oreste a intervenire per separarle.
OMAGGI DA EDUARDO A TROISI – Oreste, infine, dopo aver scoperto della morte di Molière e pensando al suo viaggio di ritorno tra un pizzico di teatralità e un richiamo alla grande tradizione napoletana, esclama con sentimento: “Filomè, comme è bello chiagnere!”, un omaggio struggente a Filumena Marturano e alla capacità del teatro di trasformare il dolore in arte. Non mancano richiami alla contemporaneità, con omaggi a Pino Daniele e Massimo Troisi, che stabiliscono un filo diretto coinvolgente e nostalgico tra passato e presente, rendendo lo spettacolo ancora più universale e popolare.
IL CAST – La regia di Enzo Decaro è magistrale nel valorizzare ogni dettaglio della narrazione. Accanto a lui, una straordinaria Nunzia Schiano e un cast affiatato composto da Luigi Bignone, Carlo Di Maio, Roberto Fiorentino, Massimo Pagano, Fabiana Russo e Ingrid Sansone, che regalano interpretazioni di grande spessore, alternando momenti di commozione a situazioni di irresistibile comicità.
Le scenografie di Luigi Ferrigno, i costumi di Ilaria Carannante e le luci disegnate da Luigi Della Monica contribuiscono a creare un impianto visivo di grande impatto, capace di trasportare lo spettatore nel cuore del Seicento.

Redazione

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