
di Salvatore Di Lorenzo
CALCIO – Mancano ormai solo due giorni alla gara tra Roma e Napoli. Quella di sabato alle 12.30 sarà una partita delicata, molto delicata sia per l’economia del campionato delle due squadra sia, e soprattutto, per motivi di ordine pubblico. Una Roma blindata in occasione del match. La trasferta è vietata ai tifosi azzurri residenti in Campania ma è stato allestito un imponente sistema di sicurezza per evitare scontri fuori lo stadio. L’Olimpico sarà blindato, nonostante non sia prevista una grossa affluenza di pubblico (40.000 gli spettatori stimati). Per garantire la sicurezza saranno impiegati oltre mille gli agenti delle forze dell’ordine. L’area dello stadio sarà presidiata e controlli saranno effettuati anche nelle stazioni ferroviarie e ai caselli autostradali di Roma, per evitare che supporter senza biglietto possano raggiungere l’Olimpico e che possano avvenire contatti con i tifosi giallorossi.
200 AZZURRI MA NON CAMPANI – Sugli spalti, però, è attesa lo stesso la presenza di circa 200 tifosi del Napoli, che hanno la residenza in altre città italiane. Inevitabilmente si ritorna a parlare della tragica morte di Ciro Esposito, il 28enne di Scampia ucciso durante gli scontri all’Olimpico prima della partita di Coppia Italia, lo scorso 3 maggio. Ancora una volta la mamma di Ciro a proferire parole di distensione. Infatti Antonella Leardi, a margine della presentazione del libro: “Ciro vive” all’Olimpico di Roma ha lasciato alcune dichiarazioni: «Mi dispiace che sabato non ci saranno i sostenitori napoletani sugli spalti. Per i tifosi sani, non per le persone represse che vanno allo stadio per fare altre cose, è una sconfitta».
NON BISOGNA MORIRE PER LO SPORT – E poi continua: «Il calcio è un gioco, bisogna vivere e non morire per lo sport. Questo è il messaggio che ho mandato dall’inizio, e che continuo a mandare ancora oggi. Nessuno deve cercare vendette nel nome di Ciro, il calcio è vita e lo sport deve aggregare, non dividere. I tifosi, non solo quelli del Napoli, mi sono stati vicino e lo fanno ancora. I ragazzi sani di tutta Italia, quelli che hanno voglia di vivere, mi mandano messaggi in continuazione per esortarmi ad andare avanti perché anche in loro c’è la speranza che il calcio possa essere vissuto diversamente. Ora con la fede e con l’amore mi auguro che non sia stata vana la sua morte, che sia simbolo di speranza». Infine poche parole sul libro. «Questo libro è un messaggio: Ciro vive nei cuori di chi lo ama. L’eredità più bella che ha lasciato è il suo sorriso, vorrei che la morte di mio figlio unisse Napoli, l’Italia, il calcio e lo sport». Mancano due giorni alla partita, e si spera che si tratti di una “battaglia”, ma solo in campo.