Paralimpiadi, uno sport per disabili

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Dopo la seconda guerra mondiale, quando si prese coscienza che i metodi tradizionali di riabilitazione non erano più sufficienti per le necessità mediche e psicologiche dei civili e dei soldati mutilati di guerra, molti cominciarono a chiedersi cosa potesse essere utile allo scopo.  Nel 1944 il Dr. Ludwig Guttmann, neurologo e neurochirurgo, immigrato dalla Germania, creò in via sperimentale un Centro per Lesioni Spinali presso l’ospedale di Stoke Mandeville in Gran Bretagna introducendo lo sport come incentivo psicologico alla riabilitazione. Nel tempo gli eventi sportivi per disabili si sono succeduti con ritmo crescente fino a dare origine alle Paralimpiadi, le prime a Roma nel 1960 e le prime invernali nel 1976. Nel 1982, il Comitato di Coordinamento Internazionale dell’organizzazione mondiale per lo sport disabile fu incaricato di coordinare l’organizzazione dei giochi paralimpici col Comitato Olimpico Internazionale e le altre organizzazioni globali. Nascevano le Paralimpiadi. La parola “paralimpico” deriva dal prefisso greco “para”, che significa “parallelo” affiancato al termine “olimpico”. Le Paralimpiadi sono dunque il parallelo delle Olimpiadi. E “paralimpici” è stato il termine usato ufficialmente per i Giochi del 1988. Analogamente si è tracciata la strada dei giochi paralimpici invernali. Uno dei pionieri è stato l’austriaco Sepp Zwicknagi, che aveva perso in guerra entrambe le gambe e sciava con delle protesi. Da allora molte soluzioni tecniche vennero ideate e provate: dalle grucce culminanti in piccole protesi a mo’ di sci, ai sediolini-slitta, all’uso di una guida che a voce segnala le tracce della pista all’atleta non vedente. Oscar Pistorius ne è uno splendido esempio e porta con disinvoltura le sue protesi ai piedi che lo portano e stravincere gare di corse olimpiche.

Con l’ultima edizione, svoltasi a Londra di seguito alle Olimpiadi tradizionali, le Paralimpiadi hanno assunto notorietà globale. Le televisioni, infatti, hanno dato ampio spazio, pari a quello dei Giochi “normali”, facendo conoscere in tutto il pianeta il movimento. E Londra ha risposto alla grande con un’affluenza di pubblico mai vista prima; stadi e palazzetti pieni in ogni ordine di posto ed entusiasmo alle stelle. E gli atleti italiani hanno risposto alla grande vincendo ben 28 medaglie (9 ori, 8 argenti e 11 bronzi) piazzandosi al tredicesimo posto di una classifica che ha visto brillare al primo posto la Cina, seguita dalla Russia e dalla Gran Bretagna padrona di casa.

Il particolare delle Paralimpiadi è che, oltre allo sforzo fisico e alla preparazione degli atleti, intorno gravita tutta un’attività di ricerca tecnologica per i materiali e le protesi usate, ricerca che ha la sua ricaduta sui diversamente abili che possono, così, migliorare, e di molto, la propria qualità della vita.

Anche in Italia finalmente si è preso coscienza dei benefici di questa pratica e lo sport è stato inserito  come cura riabilitativa nella normativa Inail. Purtroppo la spending-review non aiuta l’iniziativa. Ma l’importante è che attecchisca la cultura del sostegno medico e psicologico e dell’accettazione da parte del disabile della protesi come mezzo di potenziamento delle proprie capacità fisiche e anche di confronto con gli altri.

Redazione

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