NAPOLI/ “Sirene, sciantose, malafemmene”: nel disco della Sarnelli storie di donne veraci

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monicasarnelli-2NAPOLI – Un trans-disco, che cambia il sesso, il genere, a capolavori di secoli fa ma anche più recenti, affidando alla voce di Monica Sarnelli, mai così libera e bella, mai così ricca di armonici, di corone, di ferite di voce che confessano di aver vissuto, il compito di ridare alle donne della canzone napoletana quello che era loro: il primato della passione, la scelta del proprio presente, la scommessa per un futuro dalla parte delle bambine. E delle canzoni. Martedì 31 marzo alle 18.00, nello spazio de La Feltrinelli di via Santa Caterina 23 (piazza dei Martiri) Monica Sarnelli presenta il cd “Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci”, tratto dall’omonimo spettacolo scritto per lei da Federico Vacalebre. Salvio Vassallo prosegue il lavoro iniziato con il Tesoro di San Gennaro e poi al servizio della napoletana di Tunisi M’Barka Ben Taleb. I suoi arrangiamenti continuano la linea rossa del lavoro di Vacalebre dal Premio Carosone a “Passione” al musical “Carosone l’americano di Napoli”. Suoni da camera eppure elettronici, antichi eppure futuribili, veraci eppure internazionali, delicati ma spudoratamente mondani. I computer che si divertono con strumenti ben poco tradizionali come il Theremin, mai usato probabilmente dalle parti di Bovio e Di Giacomo.

BELLA EPOQUE, JAZZ E ELECTROSWING – “I due gemelli” è una delizia electroswing manouche, Pisano e Cioffi la ballerebbero sotto il sorriso dei baffi di Roberto Murolo. “Lily Kangy” è roba da sciantosa postmoderna e un po’ fetish, tra il cafè chantant e Baz Luhrrman, tra Belle Epoque e jazz era. “Liù” richiama l’attenzione sugli Alunni del Sole, mai sufficientemente valutati, dalla critica non dal pubblico che li ha sempre amati, cantando il piacere promiscuo del sesso a tre tra profumi di Oriente (chi aveva mai usato prima nella canzone napoletana uno strumento chiamato taus?); “Cerasella” è una chicca lounge da camera (da letto certo); “Malafemmena” spoglia di retorica il maschilismo del supremo principe del sorriso Totò; “Chillo è ‘nu buono guaglione” sa di Brasile, ricorda quando scendevano per Toledo i femmenielli e rivendica ancora una volta il primato del sommo Pino Daniele, capace di mettere in canzone la Napoli che nessun altro ha cantato; “Indifferentemente” ci porta invece a Cuba, tra i lividi dell’amore sadomasochista, le mulignane dell’amore le chiama Manlio Santanelli; “Dove sta Zazà” è una scoppiettante sagra gipsy, la festa di San Gennaro va in trasferta nei Balcani; “Era de maggio” è perfezione melodica e testuale elevata alla ennesima potenza; “Ipocrisia” è melodrammatico omaggio alla Luce di cantaNapoli; “Nun te scurda’” degli Almamegretta e’ il capolavoro newpolitano che ormai abbiamo imparato a conoscere, ma veste ancora un abito nuovo, corto e sexy si intende; “Comme facette mammeta” chiude tutto con toni industrial e profumo di femmene veraci.

Redazione

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