Madrescenza: il senso di sè

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a cura di Museo MADRE e Ludovica Lumer

 

01.02.13 | 24.05.13

 

MADREscenza, il progetto del museo MADRE che mira all’approfondimento di tematiche contemporanee mediante incontri, seminari, conferenze e laboratori con grandi scienziati e studiosi,  prosegue con il “senso di sé” tra arte e neuroscienze, il programma curato da Ludovica Lumer.

 

Chi siamo e cosa contribuisce a fare di noi ciò che siamo? Comprendere come il senso di identità emerga, evolva e si esprima nel corso delle nostre vite è essenziale per cercare di capire che tipo di esseri viventi siamo.
Il “senso di sé”, si articola in 6 incontri sul tema dell’Identità e 6 laboratori didattici destinati agli studenti di vario ordine e grado, a cura di Ludovica Lumer e Marta dell’Angelo autrici di “C’è da perderci la testa. Scoprire il cervello giocando con l’arte”.

 

Venerdì 24 maggio alle ore 18, incontro con Almagul Menlibayeva e proiezione il video dell’artistaExodus, 2009.

Se riflettiamo sul senso di identità sociale delle civiltà contemporanee un caso estremo è quello dell‘Asia centrale. Oggi questa fascinosa terra ci parla attraverso l’arte contemporanea e proprio attraverso l’arte cerca di ricostruire la propria identità. La nuova Asia centrale, la terra di Gengis Khan: una terra alla ricerca della propria identità nazionale, del proprio alfabeto, del proprio modo di vivere l’Islam, del proprio linguaggio artistico, una terra scossa da conflitti, viene rappresentata nella sua nudità dall’opera di artisti come Almagul Menlibayeva.
La mia formazione avviene presso la Scuola Sovietica dell’avanguardia del Futurismo, che combino con un’estetica nomade post-sovietica, del Kazakistan contemporaneo – qualcosa che ho esplorato in questi ultimi anni attraverso il mio lavoro fotografico e video”.
Io uso specifiche modalità di espressione nell’arte moderna e contemporanea come veicolo per indagare il mio personale atavismo arcaico come un certo antropomorfismo mistico”.
(Almagul Menlibayeva)
Nel video Exodus, 2009, Almagul Menlibayeva ritorna nelle steppe del suo nativo Kazakistan, dove mette in scena narrazioni mitologiche che coinvolgono lo spettatore in un viaggio visivo. Exodus, 2009 conduce lo spettatore nel Kazakistan di oggi, dove si svolge un racconto altrettanto straordinario e potente. Mentre gli uomini e le donne del posto sono in procinto di imballare le loro Yurtas (tende nomadi), con l’evidente intenzione di spostarsi, una giovane ragazza guarda, incantata e immobile, ciò che stanno per lasciarsi alle spalle – come sinonimo dell’esperienza di sradicamento globale. Intanto due giovani donne scuotono i loro capelli, trasformandosi simbolicamente in creature simili a uccelli che sbattono le ali.

 

Almagul Menlibayeva è nata nel 1969 a Almaty, Kazakistan. Attualmente vive e lavora tra Amsterdam e Berlino. Si è laureata presso l’Università di Arte e Teatro di Almaty,Kazakistan, nel 1992.
Menlibayeva è un’artista sperimentale attiva in diversi settori dell’arte: pittura, grafica, performance, installazioni, video, fotografia. I suoi lavori conquistano ampio riconoscimento internazionale: a partire dal 2008 frequenti sono le esposizioni presso la Priska C.Juscka Fine Art di New York, partecipa a numerose collettive in Europa, Ucraina, Russia, Australia, USA, e ad importanti festival di settore tra cui la 52 ° Biennale di Venezia nel 2007 e la Biennale di Sydney d’Arte Contemporanea nel 2006.
Nel 1995 viene premiata in occasione della Seconda Biennale dell’Asia centrale, nel 2011 riceve il Prize de la Nuit all’Ottavo Festival Internazionale Signes de Nuit di Parigi e il KfW Audience Award nella Videonale 13 del Kunstmuseum di Bonn.

Venerdì 24 maggio. Incontro con Almagul Menlibayeva

 

La partecipazione agli incontri è gratuita
Informazioni 081 193 13 016

Redazione

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