Napoli – Chiese inagibili da recuperare e tesori negati. La Chiesa di San Giorgio Maggiore su via Duomo tenta di rinascere, da sola, dopo una lungo chiusura a causa di crolli del soffitto.
Situata all’incrocio tra via Duomo e Spaccanapoli – al secolo piazza Mannesi – la chiesa di san Giorgio Maggiore fa da capolinea tra il limite del centro storico “ippodameo” e le “porte” del quartiere di Forcella. Fu il vescovo Severo a fondarla fra il IV e V secolo d.C. (e vi riposa in un’urna dietro l’altare maggiore) tanto da guadagnarci il titolo di “una tra le più antiche parrocchie di Napoli”.
L’antica abside paleocristiana sopravvissuta nell’area dell’attuale ingresso (che in realtà in passato era il termine della navata: cambio di orientamento) e il sedile marmoreo – forse dello stesso vescovo fondatore – sono le uniche reliquie di una Napoli altomedievale nota oggi solo grazie alle fonti.
La chiesa è riuscita a sopravvivere a numerose avversità nel corso della storia: la concorrenza, persa in partenza, con il cantiere del vicino Duomo, il sorgere di numerose altre chiese nelle vicinanze, l’ordine di abbattimento nel 1640 da parte della Congregazione dei Pii Operari a causa del suo stato di abbandono, e la perdita totale dell’intera navata destra necessaria per l’ampliamento di via Duomo nel XIX secolo.
Eppure i problemi non hanno smesso di abbandonarla, anzi è l’abbandono il problema principale.
A causa di cedimenti di materiale di intonaco dalla volta della navata centrale, la chiesa fu costretta alla chiusura per inagibilità: tre anni di cancelli serrati hanno obbligato lo spostamento delle liturgie nella vicina Chiesa di Sant’Agrippino. I diversi appelli di intervento e di aiuto lanciati alla Soprintendenza di Napoli non hanno ottenuto alcun risultato per via della stagnante crisi economica che tutto impedisce.
E allora ci si è dovuti rimboccare le maniche, da soli. Da circa un anno San, Giorgio Maggiore ha riaperto grazie al sacrificio di autofinanziamento dal parte della comunità parrocchiale che si è “regalata” un’invadente, ma necessaria rete metallica area di protezione sulla navata centrale. Ora si può entrare e si può passeggiare al suo interno. È una soluzione momentanea, ovvio, ma è grande risultato self made.
E mentre si attendono tempi migliori per interventi di restauro più incisivi, il parroco sta lavorando anche per cercare di recuperare la spiritualità e le attività parrocchiali che erano andate disperse .
La chiesa intanto rimane aperta durate la settimana in orario pomeridiano e nel fine settimana per le celebrazioni liturgiche, si spera il più a lungo possibile.
Giovanni Postiglione