Gabriele Lavia ci fa fare un viaggio nelle occasioni perdute: al Bellini l’opera di O’Neill

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di Violetta Luongo
NAPOLI –  Ci sono spettacoli che si guardano. E poi ci sono spettacoli che si attraversano. “Il lungo viaggio verso la notte”, in scena al Teatro Bellini fino al 22 marzo, appartiene senza esitazione alla seconda categoria: un’esperienza teatrale che non concede tregua, che scava, che resta addosso. Gabriele Lavia porta sul palco uno dei testi più intensi e spietati della drammaturgia novecentesca, firmato da Eugene O’Neill. E lo fa con una regia asciutta, rigorosa, quasi chirurgica, capace di restituire tutta la fragilità di una famiglia che si consuma lentamente sotto il peso delle proprie ferite. Siamo dentro una casa, ma in realtà siamo dentro un’anima. Quella dei Tyrone, una famiglia che si ama e si distrugge nello stesso respiro. Con lui sul palco i bravi: Federica Di MartinoJacopo VenturieroIan GualdaniBeatrice Ceccherini.

VIAGGIO NELLE OCCASIONI PERDUTE – Il testo di O’Neill è un viaggio nella dipendenza, nel rimpianto, nelle occasioni perdute. Ma è soprattutto un’indagine spietata sul tempo: su ciò che siamo stati e su ciò che non riusciremo più a essere. Lavia domina la scena con una presenza magnetica, mai sopra le righe, sempre in equilibrio tra controllo e abbandono. Il suo è un lavoro di sottrazione, di precisione millimetrica, dove ogni pausa pesa quanto una battuta. Non cerca l’effetto: cerca la verità. E la trova, anche quando fa male. Accanto a lui, il cast costruisce un impianto emotivo solido, senza cedimenti. I dialoghi non sono mai semplici scambi, ma fendenti. Ogni parola è una crepa che si allarga, ogni silenzio è un abisso.

RITMO IPNOTICO – Il ritmo è quello dei grandi drammi: lento, inesorabile, ipnotico. Non c’è spazio per la superficialità. Lo spettatore è chiamato a restare, a sopportare, a riconoscersi. E quando succede, il teatro diventa qualcosa di più di uno spettacolo: diventa esperienza. Al Teatro Bellini, Lavia firma una regia che è insieme classica e profondamente contemporanea. Non c’è bisogno di attualizzare: il dolore umano non ha epoca. E O’Neill, in questo, è universale. Coinvolgente e travolgente, come solo i grandi drammi sanno essere, Il lungo viaggio verso la notte è uno di quegli spettacoli che non si dimenticano. Si sedimentano. E, in silenzio, continuano a parlare anche dopo il sipario.

 

foto di scena Tommaso Le Pera

Redazione

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