di Eva Martino
NAPOLI – Una folta rappresentanza di cittadini dei Campi Flegrei ha preso parte alla manifestazione che si è tenuta oggi, 6 febbraio, a partire dalle ore 10, con raduno presso la stazione della Cumana di Bagnoli. Striscioni, slogan e cittadini in mascherina per protestare contro l’avvio dei lavori nella zona dell’ex Italsider, che dovranno accogliere la kermesse internazionale della America’s Cup.
Una mobilitazione partecipata, pacifica. Le richieste? Maggiore trasparenza da parte delle istituzioni. Nei giorni scorsi centinaia di persone hanno preso parte ai presidi, arrivando anche a fermare i camion diretti ai cantieri. Tra gli slogan più ripetuti, “Bagnoli non è in vendita”, “Fermate i lavori della vergogna”, espressione di un timore diffuso: che gli interventi possano minacciare gravemente la salute pubblica. Al centro della contestazione c’è, infatti, la richiesta di garanzie su salute pubblica, sicurezza e impatto ambientale. I comitati denunciano l’assenza di una valutazione di impatto ambientale e criticano la mancanza di un progetto chiaro sulla rimozione delle opere previste per l’evento sportivo.
TEMA VIABILITA’ – Non meno rilevante, secondo i manifestanti, è il tema della viabilità: il passaggio quotidiano di mezzi pesanti avverrebbe in un territorio già fragile, segnato dalla crisi bradisismica dei Campi Flegrei. “Invece di assicurarci la messa in sicurezza delle nostre abitazioni – dichiara Walter, residente a Bagnoli – svendono in nostro territorio dedicandosi ad eventi mordi e fuggi, senza capire che Bagnoli tutta attende da 30 anni una riqualificazione radicale dell’intera area”. La protesta non è nata all’improvviso. Già nelle scorse settimane erano state annunciate iniziative permanenti e una manifestazione pubblica nell’area della stazione Cumana di Bagnoli, segnale di un dissenso che appare destinato a proseguire.

COSA PREVEDONO I LAVORI – Nell’area dell’ex Italsider sono in corso interventi propedeutici alla realizzazione del villaggio tecnico della competizione velica: tra questi la copertura della colmata a mare e di alcune porzioni dei fondali, oltre alla progettazione di un pontile con bacino destinato alle operazioni sui catamarani. I team dovrebbero stabilirsi a Napoli dalla fine di maggio 2026, mentre le pre-regate sono ipotizzate per l’estate dello stesso anno; la competizione principale partirebbe invece il 10 luglio 2027. Le perplessità non arrivano solo dalla società civile. La questione è stata sollevata anche da figure politiche di primo piano come Vincenzo De Luca e Antonio Bassolino. Dal canto suo, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (che ricopre anche il ruolo di commissario per il SIN di Bagnoli-Coroglio) ha assicurato che le strutture saranno amovibili e verranno smantellate dopo l’evento.
TEMA SENSIBILE – La protesta di oggi conferma quanto il futuro di Bagnoli resti uno dei temi più sensibili per la città. Da una parte c’è la prospettiva di una vetrina internazionale capace di attrarre investimenti e turismo; dall’altra, la richiesta di uno sviluppo ritenuto compatibile con l’ambiente e condiviso
con la popolazione.Il rischio, sottolineano osservatori e comitati, è che la partita non riguardi soltanto una manifestazione sportiva ma la direzione stessa della trasformazione urbana di uno dei territori simbolo della Napoli post-industriale. Una sfida che, dopo la mobilitazione di questa mattina, appare tutt’altro che risolta.