Bagnoli tra bonifiche, riqualificazione e interrogativi irrisolti

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di Eva Martino
NAPOLI – Il Governo ha recentemente conferito al sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, l’incarico di commissario straordinario per la bonifica ambientale e la rigenerazione urbana dell’area di Bagnoli-Coroglio. Un incarico strategico, anche in vista di un grande appuntamento internazionale: l’America’s Cup del 2027, che si svolgerà proprio in questa zona.

AREA STORICA – L’area, un tempo occupata dallo stabilimento Italsider, si estende su circa 195.000 metri quadrati: una vasta colmata artificiale realizzata con materiali eterogenei, tra cui cemento e loppa d’altoforno. L’impianto siderurgico ha cessato l’attività il 20 ottobre 1990, lasciando in eredità un pesante fardello ambientale. Già nel 1994, il CIPE stanziò 400 miliardi di lire per interventi di bonifica e riconversione industriale. Tuttavia, a distanza di oltre trent’anni, i dubbi sull’efficacia degli interventi restano. Analisi effettuate in passato hanno evidenziato la presenza in mare di arsenico, piombo, zinco, ferro, idrocarburi e manganese, elementi potenzialmente dannosi per l’ambiente e la salute umana.

EVENTUALE PRESENZA DI MATERIALE PERICOLOSO – A riaccendere l’attenzione sulla questione è stato il fenomeno del bradisismo, che da circa vent’anni interessa l’area flegrea, con una marcata accelerazione dal 2023. L’innalzamento del suolo ha causato il riversamento di sabbia sul litorale del lungomare Pertini, sollevando interrogativi sulla natura e la qualità dei sedimenti. A tal proposito, l’Osservatorio per la Tutela dell’Ambiente e della Salute ha inviato una pec al commissario Manfredi e al sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, chiedendo chiarimenti sull’eventuale presenza di metalli pesanti, in particolare arsenico, noto per la sua elevata tossicità. In assenza di accertamenti recenti, l’Osservatorio sollecita controlli urgenti a tutela della salute pubblica, soprattutto considerando la vicinanza con la zona di Pianura, dove sorgono cinque discariche sequestrate il 14 dicembre 2022. Secondo una relazione del CTU, il percolato prodotto da tali siti avrebbe contaminato falde acquifere e terreni coltivati. Un dossier dettagliato è stato già consegnato al Generale dei Carabinieri Giuseppe Vadalà e al Procuratore Capo Nicola Gratteri, dal momento che — a oltre due anni e mezzo dal sequestro — non è ancora chiaro se la società responsabile stia eseguendo gli interventi di messa in sicurezza previsti, sotto la vigilanza dei Carabinieri del NOE.
La domanda resta aperta: Bagnoli è davvero pronta alla rigenerazione o servono ancora risposte prima di parlare di futuro?

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