Al Diana Umberto Orsini interpreta se stesso: per lui una emozionante standing ovation

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di Violetta Luongo
NAPOLI – Settanta anni di storia del teatro. Umberto Orsini al Diana ha accompagnato il pubblico in un viaggio tra ricordi e memorie, ha dischiuso, davanti a spettatori entusiasti, la sua vita svoltasi da un palcoscenico all’altro. Per lui una commovente standing ovation di 5 minuti per “Prima del temporale” in scena fino al 26 aprile, la cui regia e voce narrante è di Massimo Popolizio.

A SCUOLA DI TEATRO – Per la prima volta il protagonista, alla veneranda età di 92 anni, interpreta se stesso: dall’infanzia a Novara, al primo provino a Roma agli incontri con gli amici di una vita Visconti, Volontè, Corrado, agli amori per la gemella Ellen Kessler o per la Falk, nonché agli infiniti spettacoli, fotoromanzi e film che lo hanno visto protagonista: un’ora e 25 minuti di un pezzo di storia e cultura italiana.

70 ANNI DI  STORIA ITALIANA – Il sipario si alza e ci troviamo, dietro le quinte, nel camerino di Umberto Orsini, che come sempre, come negli ultimi 70 anni, l’attore si prepara ad entrare in scena. Una nuova meta per lui, forse l’ultima, si aggiunge al suo lunghissimo viaggio. Una sigaretta, quella solita che smorza, come egli stesso racconta, la tensione. Poi un libro, che non c’è, gli ricorda la sua vita, i suoi amici, alcuni che lo hanno abbandonato troppo presto ma che ricorda con una giovane e nostalgica malinconia.

UN ADDIO? – Con lui si va a scuola di teatro, in un dialogo immaginario con il pubblico, mettendo a nudo se stesso e la sua vita, il tutto dà all’opera un sapore antologico, celebrativo quasi di triste addio. Un controllo, una profondità e un ascolto lucido e fermo, senza mai cadere nell’eccesso, la sua presenza in scena non fa clamore ma risuona di una forza evocativa quasi mitica. Le immagini di un tempo, fatto di uomini e donne, esperienze, ricordi, che non ci sono più, si alternano sullo sfondo con una velocità quasi ipnotica, come a voler sottolineare l’inesorabile scorrere del tempo, che non risparmia neanche i più Grandi. I suoi occhi lucidi, alla fine, durante il lunghissimo applauso, lo rendono di nuovo, umano, non più personaggio ma persona che ha fatto sognare, amare, divertire e intrattenere per più di un  mezzo secolo intere generazioni. A lui il nostro infinito Grazie!

Redazione

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