“Accordi @ Disaccordi” al Parco del Poggio proietta “Il Grande Gatsby”… l’Apparenza o il Senso?

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Tutte le cose preziose svaniscono presto e non tornano più… Non si replica il passato” –Nick-

Certo che si replica!” –Gatsby- È una affermazione che non è ‘speranza’ ma ‘realtà’ e si realizza attraverso la soluzione del flashback scelto per la narrazione e nelle intenzioni del protagonista de “Il Grande Gatsby”, film del regista di ‘Moulin Rouge’ Baz Luhrmann, interpretato da Leonardo di Caprio, Tobey Maguire, Carey Mulligan, è anche la realtà delle origini del film che è tratto dal precedente romanzo di Francis Scott Fitzgerald, ed infine dello stesso Festival estivo del Cinema all’Aperto a Napoli “Accordi @ Disaccordi”, che, ormai alla sua XIV edizione, ripropone una selezione dei film della stagione cinematografica appena trascorsa, e che sabato 20 luglio ha proiettato “Il Grande Gatsby”, distribuito nelle sale da Warner Bros lo scorso maggio.

Il Parco del Poggio che ospita la kermesse, per questa edizione lascia la spettacolare scenografia al belvedere naturale verso il quale guarda e ai film che propone, poiché il laghetto e la cascata artificiale, dettagli narrativi della location, sono assenti, sebbene l’affluenza di pubblico testimonia il confermato successo della manifestazione, tant’è che quasi la metà degli spettatori non ha potuto accedere alla proiezione poiché i posti a sedere non erano abbastanza.

Ne “Il Grande Gatsby” spicca un geniale Luhrmann il quale cattura l’essenza del libro di Fitzgerald come pochi film ispirati ad un libro sanno fare, e va anzi oltre, risponde alle richieste ‘tra le righe’ del libro: un libro che domanda di essere tradotto in visione, ecco che la New York del 1922, i costumi, i colori, le architetture, gli effetti speciali, prendono esattamente vita superando l’immaginazione, le musiche sono atipiche rispetto all’epoca narrata: il film sembra suonare di ritmi rock contemporanei piuttosto che del jazz in voga in quegli anni ’20, le musiche risignificano dunque le atmosfere del tempo con il gusto tipico del nostro XXI secolo, se l’interesse del regista fosse stato non quello di testimoniare semplicemente ‘l’epoca del jazz passato’ a noi pubblico contemporaneo che in quel modo avremmo solo potuto ammirare ma non ‘sentirne l’adrenalina’, ma piuttosto di trasmettere gli ‘effetti del coinvolgimento emotivo’ che sortiva il jazz sulle generazioni di allora, e dunque avesse reincarnato quelle emozioni attraverso ciò che emoziona oggi noi? Avrebbe realizzato una formula da fare storia.

A prendere vita sono anche le emozioni sul volto di un insuperabile Leonardo Di Caprio, che nei panni di Gatsby fa della rabbia, dell’amore, della felicità, della delusione, sguardi reali non ‘da film’, Gatsby è un sognatore ma che ha lavorato per dare materialità al suo sogno, è un uomo che segue una ‘luce verde al di la dell’acqua’, come prima scena allunga la sua mano per toccarla, metafora, seppur visivamente concreta, del suo ‘sogno incorruttibile’ ma sembrando a tutti un uomo ‘corrotto’, un truffatore pieno di lati oscuri, ed elegante, sicuro di sé, sfrontatamente ricco, un uomo che si ripara dalla pioggia con gli ombrelli di  un seguito di suoi domestici ma che di fronte alla di li a poco opportunità di rivedere Daisy, il suo Amore, il suo Sogno, la sua Condizione perché motore della sua vita, scappa via emozionato ed impacciato per poi ripresentarsi fradicio di quella stessa pioggia da cui ordinava riparo. Si sospetta ogni cosa sul misterioso milionario ma solo Nick Carraway, interpretato da uno straordinario Tobey Maguire, riesce a ‘Capire’, è nei suoi occhi il senso del film: scardinare le apparenze. Nick è un osservatore, un pensatore, ‘vede’ fin dove a pochi è concesso di vedere, arriva ai segni invisibili, ai segreti, all’essenza di Gatsby, delle sue gigantesche feste con strutture enormi, divertimento infinito, morale libertina, del senso di tutto quello sfarzo di cui si circonda e circonda la vita newyorkese del tempo, “Hey Gatsby? Sono tutti marci, tu da solo vali più di tutti loro messi insieme!”, forse è Nick quel paio di occhi giganti di una pubblicità di un’ottica che sembrano scrutare dall’alto tutta quella realtà.

Così sono ‘i Nick’ gli spettatori ideali de “Il Grande Gatsby” di Luhrmann, chi le apparenze le guarda ma poi vede oltre, non giudica per ciò che superficialmente appare o si sente deluso anche dalla storia d’amore, dal vuoto che lascia, forse per un’ignoranza comoda e conveniente “Lei ha detto che era una femmina ed io ho pianto, sono contenta che lo sia. E spero che sia stupida: è la cosa migliore per una ragazza in questo mondo, essere una bella oca giuliva”, direbbe Daisy, ma che vede tutto ciò che c’è tra le righe, quei dettagli ognuno dei quali è funzionale all’altro e ne tesse la trama piuttosto di un amore assoluto, e di testimonianze di attitudini rarissime: la lotta dell’immaginazione per diventare realtà, la “Straordinaria perversione alla speranza”.

Un film dunque esclusivo, sebbene l’esclusività in alcuni casi non ci è donata da ciò che guardiamo, ma dai nostri occhi in grado o meno di vedere ciò che gli altri non vedono.

 

Flavia Tartaglia 

Redazione

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