TEATRO/ Al San Carlo in prima assoluta lo Stabat Mater di Roberto De Simone

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Roberto De Simone
Roberto De Simone

NAPOLI – Stabat Mater da Giovanni Sebastiano a Giovanni Battista è il titolo dell’ultima composizione di uno dei più grandi autori di musica contemporanea e tra i maggiori artisti del nostro tempo: Roberto De Simone. Il suo ultimo lavoro sarà eseguito venerdì 3 aprile ore 18 al Teatro di San Carlo dal gruppo vocale gospel composto da Stefanie Rice (soprano), Leena Conquest (contralto), Miles Griffith (tenore), Mervyn Griffith (basso) e da Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Massimo napoletano. Sul podio Maurizio Agostini.

PRIME ASSOLUTE – Il Teatro di San Carlo dunque continua a riservare un’attenzione particolare a prime assolute firmate da artisti contemporanei di prestigio che lasciano un’impronta significativa nel cartellone sinfonico: basti pensare agli appuntamenti di pregio degli ultimi anni con Terra di Parrella/Battistoni, Napucalisse di Borrelli/Battistelli e più recentemente Cieli notturni di Marco Betta.

TRAE SPUNTO DA BACH – Lo Stabat Mater di Roberto De Simone trae spunto da un prezioso autografo di Johann Sebastian Bach che, a pochi anni dalla morte, operò una particolare trascrizione dello Stabat Mater di Giovanni Battista Pergolesi e la cui partitura autografa è conservata alla Staatsbibliothek di Berlino. È nel segno di questi due grandi numi tutelari dunque che il Maestro napoletano compone il suo Stabat Mater, un’operazione avveniristica di riscrittura dell’antico in termini ultramoderni. De Simone riesce a fondere perfettamente insieme nel suo lavoro melos pergolesiano e sapere bachiano aprendo la via ad una modalità terza e inedita con un sound totalmente inventato e attualizzato.

UN MIX DI MELODIE – Le caratteristiche fondamentali di due geni della musica, la sapienza armonica di Bach da un lato e l’istinto melodico del compositore jesino dall’altro, risultano qui intrecciati attraverso tre cori: accademico, di voci bianche e gospel. È proprio quest’ultimo a costituire l’elemento di maggiore novità e contaminazione della partitura. L’identità linguistica della cantata poi è cangiante, un polilinguismo il cui punto di partenza è il Salmo 51 di Bach che però risente anche, oltre che della trascrizione pergolesiana, di un testo di derivazione biblica.

Redazione

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