POMPEI/ Ex sindaco ai domiciliari per gestione illecita cimitero: coinvolte altre 8 persone

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Gestione dei cimiteri

POMPEI – Due persone in carcere, cinque ai domiciliari e due divieti di dimora. E’ il risultato del blitz di stamattina degli agenti del commissariato di polizia, guidati dal vice questore Maria Rosaria Romano, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Torre Annunziata in merito alla gestione illecita del cimitero. Ai domiciliari sono finiti l’ex sindaco di Pompei e Claudio D’Alessio e l’attuale consigliere comunale Attilio Malafronte. Coinvolti nell’indagine anche Pasquale Cesarano, ex dipendente comunale, ora in pensione, e Carmine Casciano, dipendente comunale, ex direttore del cimitero di Pompei: i due sono stati condotti in carcere. Le indagini, avviate dal commissariato di polizia di Stato di Pompei nel mese di luglio 2013 hanno portato alla luce “un triste spaccato – si legge nella nota del Procuratore di Torre Annunziata Alessandro Bennasilico – della realtà all’interno del cimitero di evidenziando prassi consolidate di dolosa strumentalizzazione della propria funzione da parte di funzionari dipendenti ed amministratori del Comune di Pompei”. L’inchiesta è scattata in merito ai fatti accaduti tra il 2011 e l’inizio del 2014.

UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE – In particolare, le indagini hanno consentito di accertare che tre degli indagati, due impiegati addetti alla struttura cimiteriale ed un interratore, avevano dato vita ad una associazione a delinquere finalizzata al compimento delle esumazioni contra legem, alla corruzione, al falso materiale ed al vilipendio di cadavere, poiché vendevano numerosi loculi a privati cittadini, indagati, ricevendo somme di danaro tra i 2000 ed i 3000 euro, predisponendo anche falsi contratti di concessione. Dalle indagini è emerso che la società ‘Mirca’, che ha gestito il cimitero fino alla revoca del contratto decisa qualche giorno fa dalla Giunta del nuovo sindaco Nando Uliano, è coinvolta per un paio di episodi ma l’inchiesta era partita già precedentemente all’affidamento della gestione dei servizi del cimitero ai privati.

SERVIZI CIMITERIALI – Secondo gli inquirenti, il gestore dei servizi cimiteriali, in violazione del regolamento di polizia mortuaria e di tutte le norme che disciplinano la materia, “in conseguenza delle ‘pressioni’ esercitate da alcuni amministratori comunali – si legge ancora nella nota della Procura di Torre Annunziata – autorizzava operazioni cimiteriali non legali allo scopo di favorire l’interramento, di defunti appartenenti a soggetti vicini agli amministratori, in una zona del Cimitero ‘ambita’. Per consentire ciò, veniva messo in moto un meccanismo di intermediazione e pressione che induceva il gestore ad effettuare un’esumazione infraquinquennale di salme, onde liberare il posto per l’inumazione dei defunti segnalati”. Secondo gli investigatori, per occultare i favoritismi fatti ai politici, lo stesso gestore dava corso ad operazioni vietate anche a favore di un appartenente alle forze dell’ordine in cambio del suo silenzio. Preziose sono state le denunce dei cittadini che hanno dato il via all’indagine.

Redazione

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