Le stampe e i disegni negli Uffici dell’Avvocatura di Stato vengono aperti al pubblico in una mostra permanente. La Soprintendenza regala alla città una nuova sezione di “fresca pittura quotidiana”.
Una giovane sensuale è il provocante soggetto del grande quadro di Attilio Simonetti Dopo il ballo (1876) che apre una nuova mostra di pittura, già visitabile da qualche settimana. Museo? No. È il Palazzo dell’Avvocatura Distrettuale di Stato, il colossale edificio progettato da Marcello Canino nel quartiere Carità che apre le porte al pubblico ogni venerdì dalle 15 alle 17 per svelare una collezione di 44 opere (tra stampe e dipinti poco noti o mai visti) in una mostra titolata “Ottocento in Avvocatura dello Stato. Una mostra permanente”. Si tratta di opere che furono cedute qui sino dagli anni Trenta del Novecento in sotto consegna dal Museo Nazionale di Capodimonte e da Palazzo Reale, ad uso arredo per gli uffici di Rappresentanza.
Il progetto nasce dall’accordo tra Soprintendenza Speciale per il Polo Museale di Napoli e Avvocatura e grazie al “mecenatismo illuminato” dell’avvocato distrettuale Giuseppe Fiengo, tutti impegnati per un’adeguata valorizzazione della collezione. Finanziamenti privati e sponsor hanno coperto le spese del restauro delle opere, dell’arredo degli uffici e dei corridoi del V e del V piano, della pubblicazione di un catalogo (ed. Arte’m) e dell’intera gestione della sezione. Il soprintendente Fabrizio Vona e la curatrice scientifica della mostra dott.ssa MariaSerena Mormone si sono affidati alla consulenza di architetti per risistemare gli ambienti, curare la disposizione del mobilio e l’esposizione delle luce. In forza di ciò è stato possibile incrementare la collezione ottenendo dalla Soprintendenza anche un’altra dozzina di opere provenienti sempre da Capodimonte. E da Capodimonte in fondo eredita e ripercorre il successo della recente apertura della Nuova Sezione dell’Ottocento Napoletano al Piano Matto.
Maria Elena Maffei, giovane funzionarie della Soprintendenza che ha collaborato alla selezione, all’allestimento e alla stesura delle schede didattiche delle opere, ci guida tra i “pezzi forti” della collezione. Si passeggia nel labirintico corridoio, con un occhio sugli scorci caratteristici sui vicoli di Toledo e piazza Carità. Colori, vedute aperte, paesaggi, soggetti quotidiani e luci pulite: sono le sigle di pittori come Punzo, Mancinelli, Jacovacci (che ritrae lo scultore Bernini alle prese con il David), Liardo, De Maria Bergler, Volpe (rarissimo artista che merita un’approfondita ricerca), Pagliara e altri ancora. Tra i pezzi “contesi tra le parti”: un San Giovanni Evangelista, che oscilla tra Seicento e Ottocento, attribuito dai restauratori ad Antiveduto Gramatica.
Giovanni Postiglione ©