LA VERGOGNA/ Al Cimitero dei Colerosi di Barra si scaricano abusivamente rifiuti, uno scempio allo storico sito – VIDEO E FOTO

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di Violetta Luongo
NAPOLI –
Uno storico sito, poco conosciuto ai più, ma che cela tesori nascosti. E’ il cimitero dei Colerosi di Barra, nessuna targa lo annuncia, solo una scritta semi cancellata di vernice sul muro. Un vecchio sconnesso cancello arrugginito con teschi di ferro inglobati. Lo adornano fiori freschi e finti, crocifissi e rosari, lo circondano lumini. E’ la pietas popolare, il culto dei morti fortemente sentito dalla gente. Ma dovunque spazzatura, rifiuti di ogni genere e al di là della cancellata erba alta, rovi e sterpaglie.

UN RICETTACOLO DI RIFIUTI – Degrado e abbandono la fanno da padroni, lo storico camposanto è un ricettacolo di immondizia. All’interno ed all’esterno del luogo sacro elettrodomestici, mobili in disuso, stracci e lamine di amianto. Senza sosta associazioni e comitati denunciano lo scempio e lo scarico abusivo di rifiuti che avviene durante il giorno e la notte. Tante le iniziative per smuovere le istituzioni per la bonifica e la tutela del sito, il “Comitato per la riqualificazione del Cimitero dei Colerosi” ha posto delle telecamere di sorveglianza, poste all’ingresso del cimitero in cupa Vicinale Sant’Aniello, cogliendo sul fatto gli incivili mentre sversano abusivamente i rifiuti in pieno giorno.

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E TRA I RIFIUTI VI E’ LA TOMBA DI UN PATRIOTA  – Uno scempio che non risparmia neanche i defunti e la memoria storica collettiva. Nel cimitero, o in quel che ne rimane, emerge dalla spazzatura, sepolta dall’erbaccia e dalla putredine, un’austera semplice lapide a Macedonio Melloni, morto nel 1854 di colera. Era un vulcanologo, patriota, primo direttore dell’Osservatorio Vesuviano e ora giace sotto un cumulo di detriti. Costruito nel 1836, il Cimitero dei Colerosi accoglie unicamente i deceduti per colera delle diverse epidemie avvenute nella zona durante il XIX secolo. Dopo la conclusione delle varie epidemie, e la morte dei familiari di quanti vi sono sepolti, il cimitero è stato progressivamente abbandonato e dimenticato. Nel 2006 un gruppo di cittadini ha richiesto e ottenuto dal Comune di Napoli di ripulire i luoghi dalle erbacce, consentendo di scoprire che numerosi ceppi funerari sono tuttora presenti. È stato infatti individuato il monumento funebre di Francesca Cataldo, di 22 anni, morta nel 1837 forse una delle prime vittime dell’epidemia. Il resto del cimitero è completamente invaso dalla vegetazione, e non è escluso che siano tuttora presenti altre tombe, peraltro visibili nel 2006.

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Redazione

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