Inceneritore di Giugliano: e se vincesse la A2A? Ecco qualche informazione sul colosso lombardo

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Si fa tanto parlare dell’opposizione, sacrosanta, dei movimenti all’inceneritore, ma si evita di parlare di chi fattivamente partecipa al bando. Quali sono le offerte sul piatto? Chi le ha proposte? Tra le indiscrezioni di questi giorni sono due le società che paiono intenzionate a gettarsi nella mischia del bando pubblico: la A2A, già impegnata nella gestione dell’inceneritore di Acerra e altri siti in campania, e la Astaldi. In questo articolo, tralasciando la gestione attuale della stessa in campania (merita uno spazio specifico), analizzeremo la A2A. Società partecipata dai comuni di Milano, Brescia, Bergamo e Varese, oltre che dalla Carlo Tessara, società che posta a scanner mostrerà collegamenti con grandi società come Fiat, Mittel, Rcs, Edison e le più importanti banche italiane come Unicredit, Mediobanca, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi di Siena. Basti pensare che all’amicizia, molto spesso accompagnata da intense collaborazioni lavorative, fra Bazoli di Banca Intesa e Zaleski di Argepa, rispettivamente presidente e vicepresidente di Mittel, colosso economico indiano. In questa fitta rete di partecipazioni e azionariati tipici del capitalismo amicale e salottiero italiano, elitarismo allo stato puro, è molto facile finire dall’elitarismo a operazioni al confine dalla legalità o comunque della correttezza etico-sociale. Mentre si preparano a stappare un’ipotetica vittoria al prossimo bando, sarebbe utile ricordare ai cittadini una serie di circostanze che non dovrebbero rasserenare e tranquillizzarli, già furibondi come sono per l’opera in sé. All’incirca un anno fa infatti la A2A si è ritrovata in una scomoda situazione internazionale. Nel solo 2011, infatti, la Società aveva perso ben 70 milioni di euro, a causa di una società montenegrina di cui era azionista. Un’interessante inchiesta portata avanti da Report documentava come fosse plausibile l’ipotesi che la A2A avesse acquisito quelle azioni e quella società, per salvare una banca di cui era azionista il fratello del presidente montenegrino Milo Djukanovic. Non appariva chiara inoltre la costituzione di una società sempre riconducibile alla A2A in Montenegro, che non aveva però chiari movimenti finanziari nè scopi strategici precisi. Va inoltre sottolineato che l’eventuale accordo energetico dal Montenegro per l’Italia, fu stretto da Berlusconi con Djukanovic, il cui fratello, azionista di maggioranza della banca salvata con l’operazione, in quello stesso momento era indagato a Bari per associazione a delinquere finalizzata al contrabbando di sigarette. Altro caso intorno alla A2A riguardò alcuni contatori del gas truccati. Altrettanto furenti furono poi le reazioni alla pubblicazione degli stipendi dei manager pubblici che gestivano la società, che fra commissione di sorveglianza e consiglio di amministrazione richiedeva la spesa di 4 milioni di euro per stipendiare 36 uomini. Ovviamente non appare una delle società più trasparenti in circolazione. Queste informazioni saranno utili ovviamente a sottolineare come gli interessi in campo nella costruzione di opere pubbliche a Napoli, in Campania e in Italia, segue volontà, esigenze e interessi del tutto diversi da quelli che dovrebbero essere; lontani come sono dalla volontà effettiva dei cittadini. Ogni informazione in più su queste società, su questa classe dirigente, sui creatori del sistema emergenziale e sui criminali delle ecomafie è un’arma in più nelle mani del dissenso, che sempre più sta animando il territorio, per salvarlo e per salvarsi.

Marco Coppola

Redazione

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