di Violetta Luongo
NAPOLI – La vita è una “mano a carte”, così quattro sventurati amici si trovano a giocare con la vita come se fosse una partita di scopa. Questo è il fil rouge della commedia “Jucature” in replica al teatro Diana fino al 22 febbraio. Adattamento del testo “Els Jugadors” del drammaturgo catalano Pau Mirò. L’opera, già insignita del prestigioso Premio UBU nel 2013 come miglior testo straniero, trova una nuova, vibrante interpretazione grazie alla traduzione e alla regia di Enrico Ianniello.
QUATTRO INVISIBILI – Un becchino, un attore, un barbiere e un docente di matematica, ognuno che apparentemente non avrebbe nulla a che fare con il gruppo se non per sorti sfortunate, passione per il gioco d’azzardo e una profonda amicizia che li lega. Sul palco i divertenti e ben assortiti Antonio Milo, Adriano Falivene, Marcello Romolo e Giovanni Allocca: quattro invisibili per la società, per i familiari e per gli affetti più cari. Invisibili anche durante il colpo in banca o durante la fuga col malloppo. Unico attimo in cui si sentono vivi e “visibili” è il momento della partita a carta, che non si compie poi mai, ma che diventa pretesto di unione e socializzazione. Il tavolo da gioco si trasforma in una seduta psicanalitica dove ognuno è specchio e riflesso dei problemi dell’altro.
OPERA TRAGICOMICA – Personaggi fragili dalla forte e contemporanea umanità che cercano coraggio e riscatto in una società che non li riconosce ma li rifiuta. Si aggrappano a sogni irrealizzabili che anelano fortemente, la fuga d’amore, il teatro, l’amore libero omosessuale o la vendetta, e in essi ripongono la felicità che invece si rivela essere un bicchiere di brandy che sa di medicina e un pacco di biscotti. Figure tragiche tali da risultare esilaranti, Ianniello napoletanizza i Giocatori di Mirò caricandoli di una maggiore sensibilità e profondità tipica dell’umanità partenopea.