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di Violetta Luongo
NAPOLI – Realtà e finzione, passato e presente, vero e veritiero, un’altalena continua nell’ultimo film di Nanni Moretti: “Mia madre”. Il “gioco del metateatro” si arricchisce di scambi di ruoli e personaggi. Nanni (Giovanni) l’ingegnere, Margherita (Buy) la regista, sono fratelli che condividono il dolore della perdita. Flash back di ricordi e attimi di presente accompagnano la madre Ada (una bravissima Giulia Lazzarini) verso la inesorabile morte, in parallelo la figlia regista deve portare a fine il suo film. La Buy alter ego di Moretti, riesce a confondersi nell’altro, dando vita a un genio complesso e originale. «Volevo un film solido e strutturato – spiega Moretti al Modernissimo di Napoli, davanti ad una platea di giovani entusiasti e pieni di curiosità e di domande per lui – in cui ci fosse un rapporto di complicità tra due personalità distinte, Margherita insicura e incavolata con se stessa, Giovanni pacato e faccendiere, ciò che non sono ma vorrei essere. Quello che mi interessava era far parlare l’umanità dei personaggi, non essere protagonista con la mia storia personale».
FILM NEL FILM – L’occupazione di una fabbrica da parte degli operai che rischiano di perdere il posto di lavoro è il tema della pellicola di Margherita per la quale ingaggia John Turturro, Barry Huggins, unico responsabile dello sciopero, capo despota che deve tagliare l’organico, duro e senza scrupoli. Ma se nel “film di Margherita” è un personaggio negativo, in quello di Moretti è l’unico elemento comico, spiritoso e sopra le righe, che strappa più di una risata in contrapposizione alla mestizia e commozione del resto della trama. «Ho voluto John nel film – continua – perché conosce il nostro paese, la nostra mentalità e sarebbe stato ideale per questo ruolo». Ma anche Huggins-Turturro vive e subisce questa lotta tra finzione e realtà, onnipresente in tutto il film, più volte infatti urla di voler uscire dalla recitazione ed entrare nella vita vera.
AUTOBIOGRAFICO – Tutto il film si rivela una sfida, una scommessa tra il Nanni uomo e il Moretti regista, intimo, autobiografico perché in fondo ha voluto raccontare il suo reale dolore per la morte della madre Agata. E anche l’ultima frase del film, quella più emozionante e coinvolgente, fu quella che la madre gli disse poco prima di chiudere gli occhi.
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