Un fantoccio di plastica nella Pignasecca rappresenta la delusione del Napoli contro Cavani

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Napoli – La perdita di Cavani dalla squadra e dalla città ha colpito al cuore i tifosi napoletani. La reazione ha preso forma con le fattezze di un fantoccio realizzato con bottiglie di plastiche, innalzato nella Pignasecca con tanto di “colorita jettatura”.

 

Lontano da Napoli, lontano dal cuore. Questo è ormai il destino che segna il giocatore Edison Cavani, di recente ceduto al club straniero Paris Sanit-Germani dalla S.S.C. Napoli per la modifica cifra di 63 milioni di euro.

Dopo il primo boccone amaro del caso Quagliarella-Juventus, anche il “tragico” epilogo personale e professionale dell’ex-attaccante uruguayano ha lasciato tutti spiazzati.

 

La storia di Cavani nel Napoli era partita davvero bene: acquistato dal presidente De Laurentiis dal Palermo nella stagione 2010-2011, su suggerimento dei tecnici esperti il ventisettenne sudamericano fu oggetto di una riuscitissima opera di valorizzazione da parte dell’ex allenatore Mazzarri. Questi era riuscito a tirar fuori la sua vera dote di prima punta, a fornirgli il supporto dell’intera squadra, a vincere lo scetticismo dei tifosi e quasi a far rivivere il mito di un novello Maradona. Purtroppo, la potente disponibilità finanziaria dello sceicco presidente del club francese è riuscita a infrangere l’inacessibilità della clausola di vendita prevista nel contratto. Cavani intanto aveva lasciato la moglie, si sentiva di nuovo straniero in terra partenopea, per cui accettò l’offerta per cambiare tutto.

 

E allora, il popolo napoletano, da sempre abituato ad esorcizzare in modo folcloristico i propri sentimenti, ha espresso la delusione costruendo un fantoccio di plastica a grandezza naturale “innalzato” nel cuore della Pignasecca alla mercé di tutti i passanti. Questo manichino dalle fattezze umane – di cui si ignora l’autore – ha un corpo assemblato di bottiglie di plastica e staffe metalliche, rivestito di nastro adesivo doppio. Il totem è stata legato su un palo all’altezza di via Tarsia – angolo salita Pontecorvo e sul petto si legge, ormai un po’ sbiadita, la jettatura di malaugurio al “traditore”: “Questa è la fine di Cavani a Parì”.

 

Anche nel corso della storia antica il popolo spesso si era ribellato in maniera feroce contro reali, usurpatori, traditori e nemici vari, “impalandoli” alla gogna nelle piazze della città. La teoria dei “corsi e ricorsi storici” del filosofo Giambattista Vico è ormai ampiamente rodata: anche in questo episodio recente i cittadini si son fatti giustizia da sé. Si potrebbe definirla un’interessante “installazione di arte contemporanea open space”, ma diventare anche un curioso caso di antropologia culturale.

 

Intanto l’opera rimane lì, al suo posto, non è stata rimossa dalle autorità municipali o distrutta da teppisti. Insomma, è una di quelle cose che non si toccano, perché accomuna un po’ il sentimento di tutti.

Nella fase calda del “sogno Cavani”, i cittadini napoletani avevano regalato al loro ex-idolo calcistico anche la toponomastica della rotonda di Licola-Montenuovo. Prontamente, anche questa “ultima traccia di una amara storia d’amoreè stata vandalizzata qualche mese fa in preda alla rabbia.

Napoli non perdona.

 

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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