TEATRO/ Amleto2 potente e spettacolare: al Bellini scroscio di applausi per Timi e il suo cast

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Di Violetta Luongo

 

NAPOLI – Una potente energia attoriale attraversa la rilettura di Shakespeare, dove la follia prende la forma di un gioco teatrale irriverente e il riso lascia affiorare l’inquietudine.Eccentrico, spettacolare, esagerato. L’Amleto² di Filippo Timi, approdato al Teatro Bellini di Napoli, trova nell’eccesso la propria misura espressiva. Il centro dello spettacolo è una potente energia attoriale, capace di trascinare la tragedia shakespeariana dentro un universo di comicità e provocazione. Il principe di Danimarca perde la compostezza dell’icona letteraria e diventa una creatura insofferente, impigliata nel ruolo che dovrebbe interpretare. La riscrittura parte da un’intuizione fertile: Amleto è stanco della propria storia. La vicenda familiare gli pesa, il rapporto con Ofelia sembra appartenere a un copione consumato, mentre le voci fuori campo continuano a richiamarlo al destino. In questa lettura, la sua esitazione assume un significato ulteriore: è la resistenza di un personaggio alla trama che lo pretende protagonista. Il conflitto coinvolge così il teatro stesso, la fatica di ripetere una parte e il desiderio di sottrarsi alle aspettative.La gabbia da circo che racchiude l’azione dà una forma concreta a questa prigionia. La si può leggere come uno spazio mentale, nel quale passioni e personaggi rimangono intrappolati insieme al principe. L’immaginario circense rende la follia esibibile, persino divertente, ma lascia aperta una domanda: quanta libertà possiede chi continua a muoversi dentro un recinto? Il gioco scenico acquista spessore proprio attraverso questa ambiguità.

INQUIETO AMLETO – Timi imprime alla propria figura di Amleto una vitalità che entra in attrito con la stanchezza del personaggio. È una contraddizione teatralmente feconda: un principe che sembra aver esaurito ogni desiderio viene affidato a un interprete dalla presenza debordante. L’energia attoriale diventa allora il luogo in cui quell’apatia si incrina. La sproporzione, l’irriverenza e il gusto dell’esagerazione restituiscono al personaggio un corpo inquieto, sottraendolo alla distanza rassicurante del monumento culturale.Il passaggio dalla tragedia alla commedia modifica anche il senso del riso. La comicità introduce una familiarità imprevista con personaggi che la tradizione ha consegnato alla solennità; rende riconoscibili la loro insofferenza e il logoramento dei rapporti. Sotto il divertimento resta la pressione di una storia familiare dalla quale è difficile uscire. La leggerezza possiede quindi un fondo amaro: permette di avvicinarsi al disagio senza risolverlo.

CAST – Accanto a Timi, il cast riunisce Marina Rocco, Elena Lietti, Gabriele Brunelli e Mattia Chiarelli. Le figure che circondano Amleto, presentate come emanazioni della sua mente instabile, rendono la scena un territorio abitato dalle sue ossessioni. Rocco e Lietti, storiche compagne artistiche dell’autore, appartengono a questo universo di presenze che complicano la sua solitudine. Lo spettacolo, prodotto dal Teatro Franco Parenti, affida le luci a Oscar Frosio.Una proposta tanto esuberante porta con sé anche una questione di equilibrio. L’eccesso è convincente quando apre una crepa nel personaggio; rischia di perdere forza quando diventa un valore autosufficiente. È su questo confine che si misura l’interesse dell’operazione: la spettacolarità deve continuare a lasciare spazio alla fragilità. La potente personalità di Timi offre il principale motivo di attrazione e pone, insieme, la domanda su quanto il suo Amleto riesca a emergere dal vortice dell’interprete.

La qualità più stimolante di Amleto² sta nella possibilità di riconoscere, dentro una storia celebre, una stanchezza molto contemporanea: quella di chi si sente chiamato a sostenere un’identità che non desidera più. La dimensione pop e l’elogio della follia danno a questa fatica un linguaggio accessibile, a tratti sfacciato. Il classico viene esposto alla sensibilità del presente, con tutte le asperità che un incontro del genere comporta.Al Bellini, l’Amleto di Timi consegna così una precisa immagine teatrale: un personaggio esausto attraversato da un’energia incontenibile. L’eccentricità trova qui la sua ragione più persuasiva. Nel clamore di quel gioco resta il disagio di un principe che vorrebbe smettere di recitare la propria vita.

Redazione

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