Storia di una lattina: da rifiuto a opera d’arte – LE FOTO

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di *Sergio Valentino
NAPOLI –
Oggi voglio raccontarvi una storia. Non vi chiedo che pochi centesimi di pazienza, e un “sorso” di attenzione. È la storia di una lattina, una come tante, acquistata, e poi buttata via dopo che la bibita che conteneva è stata bevuta. E quella lattina, gettata nel mucchio, in un cestino o in qualche vaso, o lasciata in un angolo per istrada, attende di finire nel trita rifiuti. Ma quella lì è una tolla speciale, non sa di essere destinata a qualcosa di diverso del semplice riciclaggio o a finire nell’indifferenziata della metropoli, no: quella lattina non lo immagina neppure, ma diverrà una piccola opera d’arte.

UNA SECONDA VITA – Perché la vita è così: a tua insaputa, il Fato sceglie di destinarti a qualcosa di speciale, di “uscire dal coro” della banalità e diventare un tassello importante nella storia di qualcuno, o di qualcosa. Una lattina: sembra nulla. Ma cosa può dare ancora, dopo aver svolto il ruolo per cui è “nata”? Chissà, Intanto, il solo fatto di poter avere una “seconda vita” è già molto, e questo va oltre il semplice lavoro di rielaborazione dell’alluminio. Certo, ma quale sarà questa rinascita? Dipende. Dipende dalla solita fortuna di trovarsi al momento giusto nel posto giusto. E così, avviene che la storia di quella lattina si incrocia con quella di Gaetano.

GAETANO, GIOVANE SENZA ETA’ – Gaetano è un giovane senza età, di quelli nati da qualche parte ma in realtà apolidi, essendo persone invisibili alla società, ovunque vadano: esistono, ma è come se non esistessero; ci siano oppure no, la vita pare scorrere ugualmente per tutti. E invece Gaetano c’è ed esiste, e tu ci “inciampi” all’improvviso, quasi per caso, mentre giri un angolo di via Toledo, o di qualche altra grande arteria cittadina (in realtà, comunque, una via non abbastanza grande a far “scomparire” tanti artisti di strada). Gaetano siede in terra, gambe incrociate e berretto in testa, e maneggia delicatamente lattine usate, le intaglia, le ripiega e le trasforma in piccoli contenitori, posacenere o svuota tasche oppure cornicette, che tiene esposti davanti a sé a disposizione di chiunque ne voglia prendere uno, chiedendo in cambio una libera offerta.

ARTIGIANO DI STRADA – Se ne sta lì, Gaetano, buono e silenzioso, con accanto una cassetta della frutta piena della “materia prima” da lavorare, e un cesto con un cucciolo di cane, amico sereno di una persona taciturna. Ogni tanto, Gaetano si ferma, si arrotola una sigaretta e ci prende fiato, tanto per fare qualcosa di diverso dall’inspirare la polvere del marciapiede. Ma intanto, che cosa ne è stato della nostra lattina usata? Eccola, ora tra, le dita di Gaetano, che ne cura la lavorazione, poi prende dei corallini colorati di una vecchia collana da due soldi, e li fissa sull’alluminio, poi stacca alcune piume da un vecchio piumino della polvere raccolto in qualche cestino, e le infila tra le pieghe di quella che era una semplice lattina, ma che ora è diventata un piccolo gioiello troppo bello per stare lì in terra. E poi? Poi passo io, vedo questo gioiello, e mi chino a osservarlo, me lo giro tra le dita compiaciuto; poi guardo negli occhi Gaetano, che mi rivela con lo sguardo la storia sbandata di un ragazzone che vive spingendosi fino a domani. Mi complimento, e lui, sorridendo, mi racconta che arriva dalla Sicilia, conosce il suo vissuto ma non sa nulla del suo futuro. E come potrebbe? Nessuno sa del proprio domani, figuriamoci un “uomo invisibile”. Campa così, Gaetano, sopravvive sbarcando il lunario con la sua arte, quella di riciclare una semplice, anonima lattina vuota, per trasformarla in un oggetto più utile, più bello, più “personale”: perché se tu lo scegli, se tu scegli proprio quello lì di quel colore e quella forma, è perché lo senti “tuo”. E io osservo quel piccolo capolavoro piumato tra le mani che mi parla all’anima, e sorridendo nuovamente all’artista, gli lascio una offerta dignitosa. Già. Ma qual è questa offerta dignitosa? Quanto vale un’emozione? Tutto, o niente, proprio come il peso di quell’oggetto leggero leggero, che se hai cura di maneggiare, non ti taglia le dita: proprio come un’emozione. E Gaetano mi ricambia il sorriso, e mi saluta sereno, mentre gli faccio tanti auguri, e penso nel cuore: “Abbi cura di te, Gaeta’. Abbi cura di te!”, e vado via, il capolavoro piumato in mano e tante sensazioni nel cuore. Scusatemi per il tempo che vi ho sottratto solo per raccontarvi la storia di una stupida, insignificante lattina. Ma se avete gradito, se questo racconto ha fatto riflettere anche voi, fatemi un regalo: se vi dovesse capitare di imbattervi in Gaetano, prendete uno dei suoi piccoli capolavori, e lasciategli qualche soldino per sopravvivere. Perché Gaetano è come ognuno di noi: una lattina sulla strada del destino, in attesa di capitare nelle mani giuste per non finire gettata via come tante, e poter diventare un semplice capolavoro in questa monotona, anonima esistenza fatta di attese sempre ricche di speranza, e speranze fin troppo spesso disattese.

*Baritono del Teatro San Carlo

Redazione

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