RiapriAmo le chiese chiuse! Intervista alla Dott.ssa Bona Mustilli

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Un’intervista per comprendere da vicino la manifestazione di protesta pacifica organizzata per sabato 26 ottobre da Comitati e cittadini per sensibilizzare la città sul problema della Chiese chiuse. In un quadro di serie difficoltà, emergono idee concrete e il coinvolgimento soprattutto dei giovani.

La Dott.ssa Bona Mustilli di Progetto Napoli ci racconta il cuore del progetto RiapriAmo le chiese chiuse di Napoli

Tutto è un partito da un calendario le cui modelle non sono affascinanti pin-up ma edifici religiosi più o meno noti come Sant’Agostino alla Zecca, Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, la Sapienza, Santa Maria del Popolo agli Incurabili, la Scorziata, etc, tutti accomunati dal loro stato di fatiscenza e degrado. “Nel 2012 il fotografo Listri, sponsorizzato dalla Sovrintendenza, realizzò un calendario che sta suscitando uno scatto d’orgoglio per far capire, anche al grande pubblico, la necessità di provvedere all’incuria che si trascina con tracotanza ormai da troppo tempo. È un grido di dolore che si leva disperato affinché questi sacri templi possano tornare alla stupefatta ammirazione dei visitatori. Tante di queste chiuse purtroppo devono la loro inagibilità e chiusura al pubblico a causa del terremoto del 1980 che aveva sferzato un colpo mortale al patrimonio artistico napoletano. Quindi bisogna mobilitarsi e soprattutto bisogna fare presto”.

 

Dunque perché allora le Autorità Ministeriali stentano interventi concreti di recupero e valorizzazione? È  davvero solo colpa della “crisi”?

“Questo succede perché non c’è una volontà seria di recupero, spesso hanno destinato dei fondi per poter intervenire sui monumenti e mancando un vero progetto sono andati persi. Così come siamo ancora in attesa che vengano spesi i soldi stanziati dall’Unesco per progetti che non decollano mai!”. In effetti il silenzio delle Sovrintendenze pesa come un macigno, ed è illogico soprattutto di fronte a scempi dei nostri monumenti che non hanno visto alcun intervento. “Devo pensare che non sia solo una questione economica? Lo considero inconcepibile!”.

 

L’adesione da parte di associazioni, cooperative e comitati civici è davvero copiosa. Dunque c’è una gran voglia di riaprire “il caso” e scendere in campo. La risposta giunge soprattutto dagli “addetti al settore”, ma la sensibilizzazione vuole andare oltre e raggiungere tutti i contesti possibili. Oltre alla “questione turistica”,  la Dott.ssa Mustilli sostiene che la riapertura della chiesa potrebbe avere anche una missione sociale: “Questa protesta civile vuole cercare di creare un canale di dialogo con la Curia per far capire che se si potessero dare in adozione le Chiese, le stesse potrebbero servire a degli scopi legittimi. Ad esempio organizzare laboratori per i bambini, diventare luoghi di aggregazione sociale alternativi alla “strada”, aiutare gli adolescenti a costruirsi una vita diversa. Si potrebbero affidare ad artigiani per farne botteghe in cui insegnare il mestiere ad altri. Attraverso le Chiese si potrebbe operare sul territorio in maniera diversa”.

 

Difficoltà di finanziamenti per i restauri, cavilli burocratici, permessi, molteplicità di proprietari sono i principali ostacoli che spesso demoralizzano quelle realtà locali ed imprenditoriali, soprattutto giovanili, che manifestano un reale interesse a prendere in gestione i locali della chiese: “Il problema certamente non è semplice, ogni chiesa presenta un caso a sé. Ma esaminiamo la Basilica di San Giovanni Maggiore, affidata all’Ordine degli Ingegneri, che organizza concerti, conferenze e convegni, lasciandola libera la domenica per il cult. Con quell’affidamento, quel breve tratto di via Mezzocannone ha riacquistato vitalità e fermento culturale incidendo positivamente anche sul contesto sociale ed economico del luogo. Le Autorità preposte, nella reale volontà di salvare le Chiese, posso aiutare a superare quelle difficoltà rendendo più semplici le pratiche burocratiche per coloro che hanno un progetto da realizzare”.

 

L’evento dunque si profila, anzi si pone quale semplice e pacifica provocazione ma con l’energia sufficiente di voler fare qualcosa di concreto per “salvare il salvabile”. E tra le ispirazioni del progetto pare ci sia anche il Santo Padre Francesco I: “Lui di recente ha confessato un cuore contrito nel vedere le porte delle chiese chiuse. Come il suo, anche il nostro cuore è stretto, davanti a tutto questo patrimonio religioso che si sta perdendo, un po’ per mancanza di vocazioni, un po’ per mancanza di destinazioni d’uso, un po’ per una cattiva volontà di coloro che sovrintendono ai nostri beni artistici e culturali”.

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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