PONTICELLI/ Muore a 14 anni per salvare un amico, ma viene dimenticato dalle Istituzioni – LE FOTO

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di Vincenzo Vinciguerra
NAPOLI –
Un disastro, un vero disastro quello messo in atto dalla indifferenza delle Istituzioni nei confronti di una famiglia di Ponticelli, precisamente di viale Carlo Miranda. Un quadro di una Napoli Est completamente dimenticata. La stessa che ha “dato” molto anche alla campagna elettorale. Una zona che sembra preda del degrado, quello che ha drammaticamente segnato le vite della famiglia Paolillo. Molte le battaglie, infiniti gli appelli lanciati all’Amministrazione in 11 anni, ma nulla è stato fatto, nulla ha scosso le coscienze, neppure la morte eroica di un 14enne.

QUEL MALEDETTO GIORNO – Era il 25 ottobre del 2005 quando un gruppo di giovani si era riunito, come sempre, nell’unico luogo ricreativo della zona, area di ritrovo degli adolescenti del quartiere: un palazzo in costruzione a Ponticelli. Francesco Paolillo, insieme ai suoi amici, era solito giocare lì, poi fu l’ora di ritornare a casa ma le grida di un suo amico attirarono la sua attenzione, il compagno non riusciva più a scendere dal palazzo, Francesco subito si affrettò ad aiutarlo, fu proprio per salvare l’amico che Paolillo cadde dal sesto piano, all’interno del vano di un ascensore. Rimase cosciente al suolo per oltre trenta minuti attendendo l’arrivo dei soccorsi. Si spense due ore dopo all’Ospedale San Giovanni Bosco. La famiglia si battè molto per ottenere un campetto di calcio dove i giovani potessero giocare e riunirsi, ma non ci volle molto prima che l’area fosse abbandonata e lasciata all’incuria e al degrado, il parco con scivoli e altalene fu ben presto chiuso e con esso furono dimenticati anche la storia di Francesco e il suo gesto eroico.

“PERCHE’ CI HANNO ABBANDONATO?” – «Io continuo a battermi da tempo per il bene dei ragazzini della zona, sono diventato un gestore di un campo ormai non più agibile, ma come si fa a dire no a questi bambini?», dice Alessandro Paolillo, fratello del piccolo Francesco. « Ci sentiamo veramente abbandonati da quelle Istituzioni che promisero di starci vicino e di essere pronte a rispondere alle nostre chiamate. Quello che chiediamo è cura e manutenzione. Per tenerlo ordinato, siamo costretti a entrare abusivamente e questo non vogliamo farlo più. Vogliamo ridonare quest’area ai bambini del quartiere».

INFINITI GLI APPELLI – Proprio nell’area immediatamente adiacente al luogo dove Francesco perse la vita, gli incivili continuano a sversare spazzatura di ogni genere: dagli scarti di lavorazione edile, alle carcasse di auto date alle fiamme, si trova veramente di tutto. Ma non solo. Il pericolo maggiore è costituito dagli enormi fossati con i piloni in cemento che avrebbero dovuto sostenere gli edifici abbattuti sette anni fa. Proprio lì, come 11 anni fa, i bambini vanno a giocare mettendo costantemente in pericolo le proprie vite. Fino ad allora numerose sono state le segnalazioni fatte al Sindaco per mettere in sicurezza la zona, ma nulla è stato fatto. Dopo la tragedia la famiglia iniziò una battaglia per abbattere quelle costruzioni. Un mese di manifestazioni sul “vialone della morte”, la madre impegnata in prima persona con uno sciopero della fame per evitare che una simile tragedia potesse riptersi, ma tutto resta fermo, avvolto dall’oblio.

 

Redazione

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