Pompei tra diritto alla salute ed esigenze di rilancio

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A Pompei va in scena quella che è, forse, la più amara rappresentazione dei mali atavici del Sud. Da una parte i lavoratori. Dall’altra migliaia di turisti. Da una parte il diritto alla salute ed alla sicurezza sul lavoro. Dall’altra la voglia dei turisti di accedere ad uno dei siti archeologici più importanti e ricercati al mondo.

Lo sciopero proclamato ieri da tutte le sigle sindacali non è passato inosservato. Non fosse altro che per i tempi ed i modi con cui è stato studiato. Migliaia di turisti costretti fuori dagli ingressi degli Scavi Archeologici di Pompei. Senza preavviso. Inutile dire che per molti di loro rappresentava un’occasione più unica che rara, andata in fumo a causa di un’attesa durata tre ore.

Tre ore al sole. Ad aspettare che, finalmente, fossero aperti i cancelli ma, val la pena di sottolinearlo, sembrava che quasi i turisti fossero sintonizzati sulla stessa lunghezza d’onda dei lavoratori. I motivi dello sciopero, infatti, non possono che scuotere profondamente le coscienze di tutti. Anche di chi copre distanze siderali pur di raggiungere la Campania per apprezzarne le meraviglie. Lo stato d’agitazione proclamato dalle rappresentanze sindacali unitarie è legato ad un aspetto imprescindibile della vita dei lavoratori di Pompei, la sicurezza degli uffici nei quali, pare, siano state rilevate importanti concentrazioni di amianto.

Sull’accaduto, e sulle 25 morti sospette dei lavoratori dell’impianto, indaga la procura di Torre Annunziata ma la notizia pare abbia fatto già il giro del mondo. I turisti sono dalla parte dei lavoratori. In fondo su Pompei i riflettori sono puntati da tempo. Da quando la Sovrintendenza fu costretta a chiudere molte delle domus del sito a causa dei numerosi e ripetuti crolli che avrebbero a serio rischio la vita dei turisti.

Ma la vicenda assume sempre più i contorni dell’emblema dei mali meridionali. Pompei è la rappresentazione più cupa di quanto possa far male la cattiva amministrazione allo sviluppo del territorio, di quanto possa ledere l’immagine di Napoli e della Campania nel mondo. Ma sia chiaro. I lavoratori protestano perché venga riconosciuto il sacrosanto diritto alla sicurezza nei luoghi di lavoro. Protestano perché qualcuno dia risposta alle loro legittime istanze. E la responsabilità di quanto andato in scena a Pompei va attribuita a chi pone continuamente il meridione di fronte a scelte che non avrebbero senso in nessun altro luogo al mondo.

Massimo Esposito

Redazione

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