Occupazioni scolastiche: ora provate a chiamarli fannulloni – LE FOTO

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Parole e lotta degli studenti del Marconi a Qualiano

Spesso ci si ritrova a dibattere della situazione in cui le scuole campane si trovano, pur restando critici verso gli studenti che occupano gli edifici scolastici, bollandoli come “fannulloni che per scansarsi un giorno di scuola farebbero di tutto”. Tali argomenti sono sempre in voga fra chi non vive certe realtà e soprattutto non mette piede nelle strutture scolastiche in cui giovani donne e giovani uomini si ritrovano ogni mattina. A Qualiano il 20 novembre gli studenti dell’Istituto Professionale per l’industria e per il lavoro, Guglielmo Marconi, hanno deciso di occupare la scuola. Entrando nell’edificio l’accoglienza non è delle migliori, un cumulo di rifiuti fa capolino proprio davanti all’ingresso principale della scuola. A prima vista l’interno della struttura appare più come una deposito industriale che come una scuola. Ci sono delle aule alla destra e alla sinistra di uno spiazzale, che affacciano direttamente in questo cortiletto centrale. In fondo al piazzale una scala d’emergenza si arrampica alla facciata centrale e la avvolge fungendo da tappeto d’ingresso alle aule del piano superiore, senza condurre però ad alcuna uscita d’emergenza; funge unicamente da corridoio del primo piano. I bagni sono uno al primo piano (donne) e l’altro al piano terra (uomini). Non c’è una palestra e le aule sono esageratamente piccole, alcune non supereranno i dieci metri quadri. È paradossale come la Provincia, interlocutore naturale di questi studenti, abbia completamente abbandonato giovani e docenti, relegando persone ed edificio ad una trascuratezza che colpisce. Ad accogliermi ci sono alcuni gentilissimi studenti che con disponibilità mi guidano all’interno della struttura.

Ad accompagnarmi c’è A. studente della sede Giuglianese dell’istituto, accorso a dar manforte ai compagni occupanti; c’è I. studente qualianese e M. studentessa loquace e attiva che si prodiga in discorsi esplicativi ed esaurienti per fornire una visione globale dell’iniziativa. Traspare dalle loro parole la paura di essere fraintesi o peggio malgiudicati, per questo è riportato di seguito il contenuto più fedele possibile delle loro parole.

 

Allora partiamo dall’inizio: quali sono le condizioni generali della struttura?

La condizione dell’edificio è tra le più degradate del Comune. Il problema principale è la scarsa considerazione che le istituzioni riservano; a partire dal Sindaco di Qualiano, gli assessori comunali e soprattutto la Provincia di Napoli. I problemi qui sono tantissimi: ha un solo ingresso, un’unica scala d’emergenza che però non conduce a nessuna uscita, assenza totale di parafulmini o di dispositivi di sicurezza affini, le caldaie sono automaticamente gestite dalla Provincia quindi in caso di freddo fuori stagione nelle aule si gela, ci sono pochi laboratori in rapporto al numero di studenti, i materiali didattici scarseggiano. Solo due anni fa l’edificio venne ritenuto inagibile, per cui noi studenti della succursale abbiamo dovuto frequentare in centrale i corsi, frequentando le lezioni ogni pomeriggio.

La messa a norma è stata fatta?

Sono stati imbiancati i muri e fatti lavori di facciata. Penso che le condizioni dell’edificio parlino da sé.

Come si sta nelle aule durante l’attività scolastica?

Le aule, come il resto dell’istituto, sono cadenti.  Sempre più alunni contraggono virus influenzali e malanni di stagione per il solo fatto di frequentare quest’istituto. Ci ritroviamo con soffitti riparati due anni fa con una controsoffittatura in cartone, per cui ad ogni urto ci cadono sulla testa e spessissimo infiltrandosi di acqua piovana lasciano scorrere acqua sul pavimento. Ciò è dovuto alla tettoia sovrastante che col tempo e i vari agenti atmosferici si è corrosa e lascia filtrare l’acqua.

Queste aule sono piccolissime, in quanti siete a lezione di solito?

In queste prime aule che vedi siamo in venticinque/trenta studenti. Siamo tutti divisi in maschi e femmine. Quando piove e dobbiamo recarci in bagno dobbiamo necessariamente bagnarci da capo a piedi dato che il bagno degli uomini è al piano terra e quello delle donne al piano superiore, l’unico accesso dalle aule ai bagni è la scala d’emergenza, ovviamente all’aperto. In tantissimi si ritrovano spesso a rotolare dalle scale perché scivolose e pericolose. Inoltre non abbiamo uno spacco fra le lezioni, solamente un cambio d’ora che insieme ai professori abbiamo deciso di adibire a spacco. Anche la ricreazione non esiste; o meglio dalle 10.00 alle 12.00 sono accesi i distributori, prima o dopo non si mangia e non si beve.

Il personale scolastico come si pone in merito a queste condizioni?

Sia i professori che gli operatori scolastici sono solidali verso le nostre iniziative, anche perché sono loro stessi vittima di queste terrificanti condizioni in cui versa l’istituto. Cercano spesso anche di venirci incontro su molte questioni. Anche perché vedono i disagi che viviamo: ad esempio siamo ridotti a dover fare le assemblee di istituto all’aperto, spesso sotto la pioggia.

Non vedo una palestra, dove svolgete attività fisica?

La palestra non esiste. C’è un aula, se così si può chiamare, in cui si gioca a pingpong.

La vostra educazione fisica si limita al pingpong?

Ebbene sì. Ciò si svolge in aula che una volta era aperta e che è stata chiusa con pannelli di plexiglass e fogli svolazzanti di un tessuto isolante. Dimenticavo di dire che questa stessa aula, che in origine era parte del corridoio, funge anche da aula professori e ufficio del preside; o meglio del coordinatore, qui non abbiamo un vero e proprio preside.

Dal punto di vista igienico invece?

L’igiene è veramente scadente, anzi  del tutto scadente. Gli operatori scolastici lavorano poco e soprattutto possono poco, basta guardare la struttura per come è organizzata. Non esistono squadre di pulizia che periodicamente mettano in sicurezza igienica l’edificio. L’unica manutenzione svolta è il diserbamento del giardino. Non molti giorni fa si ruppero i tubi dell’acqua. Pochi giorni fa inoltre si è verificata un’infestazione di topi. Abbiamo in pratica visto apparire un numero cospicuo di topi che se ne andavano a zonzo per la scuola. Uno di questi è letteralmente entrato in un’aula.

Avete richiesto qualche provvedimento?

Abbiamo chiesto una disinfestazione, ma non è stata fatta. C’è stata una pulizia e una derattizzazione solo quando la sede centrale dell’istituto ha stanziato settemila euro, dato che il Comune se n’è completamente disinteressato.

Hanno almeno identificato il motivo di questa infestazione?

Sì. In pratica sono stati fatti dei lavori presso il casolare antistante la scuola. Tali lavori, interessando anche il dotto fognario, hanno provocato la fuga dei topi dall’edificio di fronte verso la scuola. Il problema principale dello stabile è però strutturale: quest’edificio era un convento per cui non rispetta nessun requisito di base per ospitare degli studenti. Abbiamo chiesto varie volte e con varie manifestazioni di cambiare scuola o edificio ma non siamo mai stati ascoltati. Un altro istituto, il Minzoni, aveva problemi simili ai nostri e ha partecipato alle stesse nostre manifestazioni, ebbene per quella struttura i fondi si sono trovati, per noi no.

Quindi è anche per questo che cercate di far valere le vostre rivendicazioni? Siete vittima della logica del due pesi due misure?

La differenza nel trattamento dei problemi da scuola a scuola è un fatto gravissimo. Non si può fare due pesi due misure. Non si può risolvere il problema solo legandolo al numero degli studenti o al suo status di succursale o centrale.

Quindi i motivi della vostra occupazione sono legati a questo tipo di rivendicazioni?

Non solo. Noi siamo la succursale qualianese di un istituto giuglianese, per cui ci inseriamo a pieno titolo nella lotta alla costruzione dell’inceneritore di Giugliano e contro il biocidio dilagante nella regione. Proprio il 23 novembre mattina prenderemo parte alla manifestazione contro l’inceneritore di Giugliano con un corteo in partenza alle ore 9.00 da piazza Matteotti. C’è infatti un appoggio vicendevole negli ultimi cortei fra le varie istanze sociali. I problemi strutturali di quest’edificio fra l’altro sono riscontrabili anche presso la sede centrale a Giugliano, per cui stiamo unendo le forze.

 

Marco Coppola

Redazione

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