No all’inceneritore di Giugliano: centinaia di cittadini in piazza

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Erano oltre quattrocento le persone che si sono recate ieri sera in piazza Matteotti a Giugliano, per dire no alla costruzione dell’inceneritore di Giugliano. Tantissimi gli interventi, fra cui l’acclamato Alessandro Zanotelli, che avevano come filo conduttore la lotta alla costruzione di quest’insensato tassello del folle piano dei rifiuti della Regione.

L’ARIA CHE TIRA. L’altissima partecipazione e la varietà di collettivi, movimenti e cittadini è certamente incoraggiante per questo nascente movimento. Altrettanto variegate sono però le opinioni in merito alla conduzione e alle dinamiche di questa lotta civile e ambientale. Dal palchetto allestito voci di vari toni e colori hanno espresso la secca opposizione al progetto, pur offrendo soluzioni oppositive di vario genere: c’era chi inneggiava alla non violenza e all’opposizione dura ma pacifica, c’era chi voleva i partiti fuori dalla lotta – memori delle vicende di Acerra di qualche anno fa –  c’era chi prevedeva forti scontri fisici con le forze dell’ordine e chi incitava le stesse a mettersi dalla parte del popolo. Un solo intervento è stato fischiato, quello di un cittadino giuglianese che incitava i cittadini alla lotta per far costruire l’inceneritori a Napoli perché fossero i napoletani a respirarsi aria inquinata. Sommerso di fischi. Questa lotta dalla sua nascita si  è contraddistinta per l’opposizione totale alla costruzione di inceneritori ovunque. Non è più il momento per scindersi in biechi particolarismi di zona o addirittura di quartiere.

I MOTIVI. In primo luogo è infatti scientificamente provato che gli inceneritori o termovalorizzatori inquinino. Le emissioni  riguardano sostanze dannose come diossine, furani, IPA, PCB, NOx, SOx e altre polveri sottili. Queste sostanze cancerogene irradiano le zone di emissione fino a 15-20 km di distanza, contaminando esseri viventi e ambiente. I manifestanti chiedono da tempo ormai l’incremento della raccolta differenziata e l’attuazione di strategie alternative all’incenerimento. Sarebbe ancora più grave la costruzione dell’inceneritore in queste zone, data la presenza di un numero spropositato di discariche, abusive e non, sparse sul territorio. A nulla è servito lo stanziamento dei fondi statali di cinquanta milioni di euro, dato che non è mai cominciata la bonifica, né tantomeno l’incremento delle malattie tumorali ha conosciuto sosta. Gravissima è inoltre la palese incuranza della legge 87 del 2007, in cui lo Stato affermava la volontà di applicare una politica di bonifiche nei comuni di Giugliano, Qualiano e Villaricca; vietando la costruzione di qualunque sito di smaltimento dei rifiuti. Le incongruenze denunciate dal movimento rivelano anche che la promessa di utilizzare l’inceneritore per smaltire le eco balle di Taverna del re è infondata dato che le stesse non possono essere per legge smaltite da alcun impianto, visto l’assemblaggio inidoneo cui sono state sottoposte. Il sistema complessivo della gestione dei rifiuti, pagato dai cittadini con la TARSU, si rivela come un incremento di fatturato per le lobby di settore – grazie al Cip6, incentivo per l’energia elettrica prodotta con impianti alimentati da fonti rinnovabili e “assimilate” – dato che in realtà non vengono finanziati adeguatamente servizi elementari come la nettezza urbana. Infine il luogo specifico designato per la costruzione si identifica come fortemente inquinato e secolarmente abbandonato ai rifiuti e alle attività camorristiche più diffuse (fra cui la prostituzione); si parla infatti della dismessa centrale Enel.

I MANIFESTANTI. Venivano da tutta la provincia e da vari quartieri della città di Napoli i cittadini scesi in piazza a Giugliano. Testimonianza, quest’ultima, della iniziata fase di nuovo appropriamento di coscienza civile di tanta parte della società campana. È un movimento salente di consapevolezza e partecipazione – notato da chi come il sottoscritto ha seguito fin dalla prima mobilitazione questa rinata lotta – che si spera non ricada nei soliti vizi e pigrizie di questi casi. La lotta sarà lunga ed è cominciata già in ritardo rispetto al meccanico e insistente procedere dell’applicazione del piano regionale dei rifiuti. La riscossa è cominciata e ora bisogna rinnovarla, unirla e mantenerla. Così i manifestanti si ripromettono di difendere un diritto inalienabile di ciascun individuo, la salute.

Marco Coppola

Redazione

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