No al commissariamento del Teatro San Carlo: lo rivela la commissione culturale

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foto2576NAPOLI – Il secondo incontro della Commissione Cultura (dopo quello del 15 gennaio), questa volta alla presenza del Sindaco de Magistris, in qualità di presidente della Fondazione San Carlo, e di una folta rappresentanza delle maestranze del teatro, si è concluso con un documento che è una presa di posizione unitaria contro ogni ipotesi di commissariamento del San Carlo. Firmato da tutte le forze politiche presenti alla riunione, il documento chiede inoltre una rapida discussione in Aula della delibera per la ripatrimonializzazione del San Carlo e reca tra le prime firme quelle dei consiglieri di opposizione, Mansueto e Palmieri che avevano chiesto alla presidente Maria Lorenzi di ascoltare il Sindaco all’indomani della rottura nel Consiglio di Amministrazione del teatro sull’adesione al Decreto del Governo Valore Cultura. Proprio dalla netta contrarietà ad una adesione “che non era obbligatoria” per il San Carlo, che non si trova nelle condizioni per le quali è stato pensato il decreto (cioè una grave crisi debitoria e una amministrazione straordinaria negli ultimi 2 anni) è partito il Sindaco de Magistris che, in un lungo intervento, ha esposto le ragioni della contrarietà ad una legge sbagliata e dannosa – “Decreto Disvalore Cultura” l’ha definita– e della battaglia che sta portando avanti, al fianco dei lavoratori, per un vero rilancio del Teatro. E’ in atto, ha continuato, un complesso lavoro politico, diplomatico e istituzionale per risolvere la crisi determinata dalle dimissioni degli altri componenti del CdA, una vicenda che potrà avere una svolta se, come spera, riusciranno insieme, Sindaco e Presidente della Regione Caldoro, a incontrare il Ministro Bray. Lavorerò “con tutti i miei limiti e tutta la mia energia – ha detto – per trovare un intesa con il presidente della Regione e chiudere il cerchio entro la prossima settimana”.

foto_com._n._8PUNTO DELLA SITUAZIONE – I termini concreti della situazione debitoria del San Carlo sono stati esposti in un intervento – molto appassionato e molto seguito – di un rappresentante dei lavoratori presenti alla riunione della Commissione Cultura, il corista Paolo Marzolo: l’amministrazione del Teatro, ha detto, non riesce a recuperare neanche il 50% degli oltre 29 milioni di “crediti certi ed esigibili” (tra questi, i circa 11 milioni dovuti dalla Regione Campania e gli oltre 7 milioni dovuti dalla Fondazione Campania dei Festival) che ne fanno una struttura assolutamente “non fallimentare”. Non si trovava, e non si trova, il Teatro, nelle condizioni previste dal Decreto che invece, a fronte di un prestito da restituire in 30 anni (alimentato, tra l’altro, dal fondo con cui lo Stato deve aiutare le amministrazioni in crisi di insolvenza), avrebbe concretamente tagliato i salari dei lavoratori (abolendo in 30 giorni gli accordi sindacali integrativi) e tagliato il 50% dei posti di lavoro di tecnici e amministrativi della struttura. Il Teatro San Carlo, inoltre, continua a riscuotere successo e apprezzamento a livello internazionale, ha concluso il proprio intervento il corista del Teatro, e non rappresenta un valore per ciò che è stato nel Settecento e nell’Ottocento, ma per ciò che è adesso, un presidio civile e di cultura, e soprattutto per il futuro di Napoli e dell’Italia che non potrà essere un’Italia nuova se non fondandosi sulle proprie eccellenze.

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