NAPOLI/ Salviamo il Trianon, artisti scendono in campo per salvare il teatro dal fallimento – LE FOTO

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di Roberta Mastrolonardo

NAPOLI – Tutti in campo per salvare il teatro Trianon. Nei Chiostri della chiesa di Santa Chiara performance di ballo e canto per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni a salvare dal fallimento lo storico teatro di Forcella. Esibizioni di: Bruno Lanza, Anna Merolla, Antonio Buonomo, Peppino Di Bernardo, Alberto Selly, Gino Coppola, Ciro Vestosi, Antoine. Uniti dal comune desiderio di difendere uno dei teatri più caratteristici di Napoli.

LA STORIA DI UN TEATRO A FORCELLA – Il teatro del popolo Trianon Viviani, conosciuto meglio come teatro Trianon, è un teatro pubblico molto noto. Nato nel lontano 1911, nel cuore del centro storico di Napoli, in piazza Vincenzo Calenda, allo sbocco di Forcella e in prossimità di Castel Capuano e dei Decumani, nel corso degli anni, ha visto avvicendarsi imprese delle maggiori famiglie teatrali: dagli Scarpetta ai De Filippo, dai Viviani ai Taranto, dai Maggio ai Di Maio, nonché spettacoli di attori del calibro di Nicola Maldacea e Totò e cantanti come Elvira Donnarumma, Mario Pasqualillo, Salvatore Papaccio.

IL FALLIMENTO – Tuttavia le sorti di questo teatro sono travagliate. Nel corso della storia ha avuto lunghe vicissitudini: in mani private fino ad aprile 2006 quando la Regione ha rilevato il pacchetto di maggioranza (59,57%) e lo ha riconvertito in struttura pubblica affidandolo alla direzione artistica di Nino D’Angelo. Poi la crisi che dal 2010 diventa sempre più pressante. Una prima riconversione in “teatro della musica”nel 2012 sotto la direzione di Giorgio Verdelli, tenta un rilancio che, però, nel giro di pochi mesi fallisce. All’inizio del 2014 la decisione estrema dell’asta giudiziaria. Fallimentare anche questa, però, perché nessuna offerta viene presentata. L’asta  del 17 giugno con la quale le banche creditrici hanno messo in vendita il teatro di Forcella è deserta.

I CITTADINI SCENDONO IN CAMPO – Nessun acquirente per il bene regionale, forse perché troppo indebitato con gli istituti di credito. Ed è in questo momento di stasi che si inserisce l’iniziativa “Salviamo il Trianon” di domenica sera. E’ impensabile che la Regione veda morire un teatro che è nel cuore dei napoletani e della cultura della città senza alzare un dito. Il teatro fino ad ora è andato avanti anche grazie all’impegno infaticabile di artisti ed impiegati che hanno spesso dato priorità allo sviluppo culturale di Napoli piuttosto che ai lauti compensi desiderati. Eppure tutto è ancora fermo, in un pantano socio-economico da cui non ci si riesce a liberare.

Redazione

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