Napoli-Juventus, il punto di Martino: costruzione e distruzione, conta l’albo d’oro anche in trincea e tra le linee del nemico

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di Vincenzo Martino

Il primo atto dei due confronti in tre giorni tra Napoli e Juventus è finito in parità (1-1), e il risultato premia più gli ospiti che i padroni di casa.

Conta l’albo d’oro anche in trincea
Conta vincere alla fine, non la singola tappa. Questo più o meno in sintesi il pensiero di Allegri, la sua squadra deve avere reso felice il suo tecnico, interpretando in partita al meglio la filosofia del “conta il risultato”. In gara i pluri campioni d’Italia hanno trovato subito il gol del vantaggio in una rarissima azione offensiva. Bello lo scambio che ha portato al gol Khedira, meno bella la gestione difensiva del Napoli. È evidente l’incomprensione tra Allan e Callejon, con quest’ultimo che prima segue Khedira, inducendo Allan ad andare verso il pivot, poi si ferma quando il tedesco scarica la palla, e non lo segue più; a quel punto Allan è tagliato fuori e Khedira è indisturbato in area. Errore di interpretazione, forse anche di dialogo. Ma in quella circostanza, uno dei due doveva seguire l’avversario fino in fondo, e vista la dinamica dell’azione, poteva essere Callejon con una diagonale profonda. Ma come detto, conta l’albo d’oro, e la Juventus ha difeso il vantaggio quasi in modo provinciale. Due linee da quattro uomini ai limiti della propria aerea, distanziate l’una dall’altra di pochissimi metri, due, forse tre, non di più. Pjanic in zona Jorginho, per poi finire ancora più basso tra le proprie linee. Grande partita di sacrificio per i bianconeri, che hanno ostacolato il Napoli chiudendo le linee di passaggio (contrasti indiretti), e posizionando Khedira e Marchisio davanti alla difesa, con Mandzukic e Lemina, spesso portati più a stringere la mediana, che allargarla, più a stare sui loro passi, che ad offendere. Il vantaggio poteva favorire gli ospiti con qualche contropiede, qualche ripartenza, ma cosi non è stato, anzi hanno difeso costantemente bassi, lasciando isolato il loro centravanti.

Costruzione e distruzione
Per chi costruisce è sempre tutto più complesso. Bisogna essere precisi, veloci, non approssimativi. Per chi distrugge, invece, basta solo spezzare le trame degli avversari, anche per questo i difensori sono mediamente meno tecnici degli attaccanti. Per chi attacca è tutto più difficile, deve creare, non distruggere. Pochi fronzoli, poca estetica, conta l’albo d’oro. Il Napoli ha dominato il match: 60% di possesso palla; 17 tiri contro 4; 9 tiri in area di rigore, contro 2, segno evidente di come i bianconeri abbiano difeso con il baricentro molto basso. 730 passaggi, contro 475, con una precisione dell’89%, i Campioni d’Italia si sono fermati all’81%. Il metodista azzurro (Jorginho) ha dato i tempi del pressing, delle imbucate, e ha permesso alla sua difesa di essere altissima. Ben 119 passaggi, con l’88% di precisione. Il suo alter ego, dall’altra parte (Pjanic) ne ha totalizzati 60, con una precisione dell’83%. Il pressing del Napoli è stato molto efficace, e la gestione delle transizioni negative è stata quasi da manuale, riuscendo a recuperare in fretta palla, una volta persa. La catena di sinistra del Napoli è stata costantemente nella gara, con 236 passaggi tra Hamsik, Insigne e Strinic, contro i 175 di quella di destra, formata da Callejon, Hysaj e il duo Allan-Rog, circa il 35% in più. Bene Strinic, molto presente in entrambe le fasi. Solido e preciso con 74 passaggi e il 96% di affidabilità. Un terzino moderno e molto pratico, sta venendo fuori alla distanza.

Ampiezza e uno contro uno
Come sanno tutti, gli azzurri stringono a sinistra, per cercare l’ampiezza a destra. Per quanto questa strategia sia nota, la rapidità e la precisione con cui viene eseguita non lascia scampo agli avversari. Buffon e Chiellini sembravano ridessero per quanto sapessero che Callejon avrebbe fatto quel suo classico movimento, e per quanto era bravo a farlo, fingendo di entrare, per poi allargarsi a ricevere sul taglio dall’altro lato del campo. Con il loro sorriso sembravano volessero dire: “ci ha fregati un altra volta”. Per quanto si possa aver studiato e conoscere l’avversario, è sempre la precisione e la rapidità di esecuzione a fare la differenza.

Tra le linee del nemico
Il giro palla azzurro è estenuante per chi lo subisce. Il Napoli tira poco dal limite dell’area di rigore, cerca sempre il passaggio filtrante. Questa è una delle similitudini con il Barcellona di Guardiola. Tuttavia, in alcuni casi, non avendo la classe di quei fantastici interpreti del pensiero di Guardiola, si rischia di diventare poco pratici. Nel secondo tempo più spesso gli azzurri sono riusciti a stanare la linea mediana degli ospiti, e trovare lo spazio tra le linee, soprattutto con Hamsik. Attaccare la difesa bianconera frontalmente ha aumentato il tasso di pericolosità.

Triangolare senza copertura
Il gol di Hamsik, bello nella sua costruzione ed esecuzione, è nato anche da un’errata lettura della difesa ospite. Bonucci esce in pressione sullo slovacco, ma gli manca la copertura preventiva del mediano di parte che non si abbassa a seguire Hamsik, e di Lichtsteiner che non stringe verso il centro (scivolamento orizzontale). Bravura del Napoli, ma anche errore della difesa juventina. A parti invertite probabilmente la difesa del Napoli sarebbe stata molto criticata.

Fischi e fiasco
C’era tantissima attesa per il ritorno di Higuain a Napoli come avversario. Come avrebbe reagito il calciatore argentino ai fischi dei suoi ex sostenitori, ebbene è sembrato non risentirne affatto. Voglioso di giocare la palla, di tentare anche le azioni in solitaria; combattivo nel cercare il corpo a corpo, è parso sorridente, ma ha finito presto per uscire dal match, soprattutto per meriti del Napoli.

Conclusioni
È una soddisfazione effimera costringere la Juventus a difendersi come una provinciale, ma pur sempre una soddisfazione. Saper soffrire è un merito, ma in Champions League serve altro. È vero conta vincere alla fine, conta l’albo doro, ma quanto è più bello vincere dominando. In serie A basta anche difendere il “golletto”, ma in Europa no. Contro il Barcellona, se la Juventus difenderà bassa come ha fatto ieri, probabilmente non avrà molte chanche di passare il turno. Il Napoli, dal canto suo, ha poco da rimproverarsi, ha provato a vincere, e ai punti lo ha fatto anche, ma il calcio non è la boxe. Sarri ha dimostrato anche in questa gara di aver meritato di vincere la “panchina d’oro”. Molti credono che il tecnico degli azzurri sia poco duttile, che non cambia modulo, che sia prevedibile; ma anche nella gara di ieri ha dimostrato con i cambi fatti, che cambiare i suoi centrocampisti, con altri con caratteristiche diverse, ad esempio, porta ad una interpretazione, del modulo, dello spartito totalmente diversa. Resta un pò di rammarico per il fatto che non sia riuscito ad entrare Milik, perché forse in gare contro squadre che difendono basse, e sono forti fisicamente, che cercano il contatto preventivo e sistematico, la presenza di un centravanti strutturato fisicamente, ma bravo tecnicamente, può portare maggiori benefici. Purtroppo gli ultimi due cambi sono stati obbligati, costringendo Sarri ha rinunciare all’ingresso del polacco. Buona la prima.

Redazione

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