Napoli: infanzia violata, prostituirsi a 11 anni

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Il Corriere della Sera ha svolto un’inchiesta sulla prostituzione minorile a Napoli. I dati rilevati sono inquietanti e allarmanti. Il tutto si svolge nei pressi della Piazza della stazione Centrale nella città campana, dalle venti in poi si assiste a un continuo via vai di macchine che passeggiano e si accostano lungo i marciapiedi dove ad attenderli ci sono diverse ragazze atte alla prostituzione; una sera però viene notata una figura diversa, il suo volto e l’espressione sono eloquenti: si tratta di un bambino di 11 anni, che invece di essere circondato dall’affetto di una famiglia, si trova sulla strada a prostituirsi. Non è l’unico caso però,  si nota anche un altro bambino che sembra non avere più di sei anni. Gli addetti all’inchiesta così decidono di scoprire che cosa ci fa un bambino tra le prostitute, ripercorrono ogni sera sempre la stessa via, e lui, notano essere sempre lì.  – Purtroppo non è solo un caso – scrive Amalia De Simone – qualsiasi risposta è un pugno nello stomaco – continua.

Deborah Divertito è un’operatrice sociale che intervistata sul fenomeno della prostituzione minorile, non si dichiara sorpresa e afferma che sfortunatamente  si tratta di una condizione terribilmente reale.  Questo avviene, continua la Divertito, perché i controlli sono troppo poco presenti; la prostituzione minorile oggi rappresenta nel mondo della criminalità una vera tratta, Napoli in particolar modo è una meta particolarmente ambita in quanto è molto facile poter ottenere documenti falsi;  per le vie su citate, sono presenti anche diversi ragazzi di età compresa tra i quindici e i diciassette anni provenienti dal Nord-Africa  e dall’Europa dell’est.

L’inchiesta continua parlando anche dei cinema a luci rosse, dove sembra che avvengano anche in questi luoghi incontri con altri giovanissimi, che si trovano nei bagni e negli stessi corridoi dei locali per soddisfare le voglie di alcuni clienti. Inoltre alcuni di questi in coppia possono anche decidere di affittare delle salette private, dove pagando un extra, possono vedere film a pellicola “rossa” in completa intimità.

Antonio Iorio

Redazione

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