Napoli-Atalanta 2-0, la giostra gira a suon di “sin prisa, pero sin pausa”

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Buona la prima. Buona pure la seconda. Buona la terza. Archiviata la pratica Atalanta non senza qualche difficoltà di troppo. Benitez sceglie di ripartire da un consistente turnover, reparto per reparto, con sei uomini diversi rispetto alla formazione tipo. In difesa Cannavaro prende il posto di Britos. Sugli esterni Mesto ed Armero lasciano riposare Maggio e Zuniga. A centrocampo Dzemaili per Behrami. In attacco Pandev e Mertens per Callejòn ed Hamsik.

La differenza c’è. E si vede. Se Cannavaro affronta il ritorno in campo senza alcun problema rilevante (salvo riproporre dopo soltanto 20” effettivi di gioco il classico lancio lungo), Mesto ed Armero non sempre riescono a spingere come dovrebbero. Dzemaili non è Behrami, anche se da un suo pregevole colpo di tacco arriverà l’assist per il gol del definitivo 2-0 che porta la firma di Callejòn. Pandev non è lo stesso del pre-campionato, né è lontanamente paragonabile a quello dello scorso finale di stagione. Mertens ci prova. Qualcosa si vede. Ma l’esordio non è dei più semplici anche grazie alla difesa degli orobici, che tende ad ingabbiare qualsiasi cosa si muova in prossimità della porta difesa da Consigli.

Nonostante tutto il Napoli ci prova. Anche nel primo tempo. Prima con Dzemaili, con un tiro che, però, va abbondantemente al lato, poi con Pandev, per ben due volte, che però si lascia prima ipnotizzare da Consigli da distanza ridottissima e poi cerca la gloria personale non servendo Higuain completamente solo in area e pronto a battere a rete, infine ancora con Dzemaili la cui mira, però, è decisamente imprecisa. In realtà da registrare anche qualche timido tentativo dell’Atalanta, con Cigarini e Denis. Ma il match resta inchiodato sullo 0-0, con il Napoli che cerca il gol (senza convinzione) e gli orobici che si difendono con ordine.

Il secondo tempo riprende praticamente da dove era finito il primo, almeno fin quando Rafa Benitez non decide che è giunto il momento di cambiare. Siamo intorno al 20′ del secondo tempo e il tecnico partenopeo manda in campo prima Callejòn e poi Hamsik. Il Napoli cambia volto e inizia a cercare con insistenza e precisione la porta avversaria. Il gol è nell’aria e arriva al 69′ e porta la firma di Gonzalo Higuain su assist del neo-entrato Marek Hamsik con la complicità della difesa ospite. Trascorrono soltanto 11 minuti e gli azzurri ritrovano la gioia del gol. Passaggio filtrante di Insigne per Dzemaili, pregevole colpo di tacco dello svizzero per Callejòn che, dalla destra, infila la porta difesa da Consigli.

Sul 2-0, con l’Atalanta con un uomo in meno per l’espulsione di Cigarini (un po’ nervoso per tutta la durata del match), il Napoli addormenta il match dimostrando al calcio italiano e ai tifosi partenopei di aver compreso appieno la filosofia del tecnico spagnolo. Tra primo e secondo tempo, al di là dell’ingresso in campo di Callejòn ed Hamsik (determinanti) più o meno tutti hanno capito come si sarebbe evoluto il match. Per l’undici in campo è stato un “testa bassa e pedalare”, per Benitez un “sin prisa, pero sin pausa”. Tre partite per altrettante vittorie. Nove gol messi a segno e soltanto due subiti. Il tecnico sa che occorre rimare con i piedi per terra. Ma questi numeri, a Napoli, era da molto che mancavano. Così come da molto, da troppo, mancava la consapevolezza di essere una grande. Di non essere più la Cenerentola del calcio italiano. Ma di essere una realtà. Forte.

Massimo Esposito

Redazione

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