Lello Arena all’Augusteo raddoppia il successo dello scorso anno con “Parenti Serpenti”: il suo agro-dolce piace al pubblico

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NAPOLI – Il sipario si alza su un spaccato scenografico diroccato, quasi a voler annunciare il tragico esito. Eccolo uscire dalla penombra, Lello Arena, con indosso un pigiama a righe, per dar vita al racconto. Dopo il successo dello scorso anno, è ritornato a Napoli “Parenti Serpenti”, testo teatrale di Carmine Amoroso, con la regia di Luciano Melchionna. Sorrisi amari al teatro Augusteo per la commedia tragi-comica ispirata all’omonimo film di Mario Monicelli del ’92, protagonista un bravo Arena che veste i panni che furono di Paolo Panelli, Saverio, marito, padre e nonno smemorato e ormai preda dell’avanzata senilità, che insieme alla moglie Trieste, Giorgia Trasselli, ospita per le festività natalizie i quattro figli con i coniugi. Una calda e affettuosa atmosfera natalizia fino al fatidico annuncio che rompe ogni armonico equilibrio: i due vecchi genitori chiedono alla prole chi tra loro, ricevendo in cambio l’abitazione dei due in eredità, si assumerà l’onere di accoglierli in casa propria. La richiesta svela tutti gli egoismi, gli odi e i rancori del parentado.

DAL DADA UMPA A NON E’ LA RAI – Tutti vittime e carnefici di una società che non ha tempo e spazio per i vecchi, ancora più chiusa in se stessa rispetto a quella di Monicelli, una realtà che trasmette in tv “Non è la Rai” invece del DaDa Umpa delle gemelle Kessler, dominata poi da selfie e Smartphone. «Verità? Paradosso? Spesso, come si è soliti dire, la realtà supera la fantasia. Ciò mi ha spronato – scrive nella nota di regia Melchionna –  ad affrontare questo testo che ha la peculiarità rara di fotografare uno spaccato di vita famigliare sempre assolutamente attuale, purtroppo. Si può far ridere nel raccontarlo e sorridere nell’assistere alle spumeggianti gag, ma allo stesso tempo non ci si può riflettere sopra senza una profonda amarezza, magari scoprendo – per contrasto – la possibilità di una maggior coerenza nei rapporti e negli affetti, così da ricordarsi le meravigliose responsabilità che un cordone ombelicale come quello tra genitori e figli impone. Viviamo in un’epoca in cui i valori, primo fra tutti il rispetto, stanno pian piano sparendo e l’egoismo sta prendendo decisamente il sopravvento sulla carità umana e sulla semplice, fondamentale, empatia. Prima o poi saremo tutti dei vecchi bambini bisognosi di cure, perché trasformarci in soprammobili polverosi, inutili e ingombranti? In quest’epoca in cui tutto e il contrario di tutto sono la stessa cosa ormai, con questa commedia passeremo dalle risate a crepapelle, per il tratteggio grottesco e a tratti surreale dei personaggi, al più turpe cambiamento di quegli esseri che – chi di noi non ne ha conosciuto almeno uno? – da umani si trasformeranno negli animali più pericolosi e subdoli: i serpenti.».

Redazione

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