Le statue di Napoli “attiviste” impegnate in politica

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Per sostenere la causa di liberazione dei giovani attivisti fermati in arresto a seguito della manifestazione di Roma del 19 ottobre scorso, alcuni luoghi simbolo nel centro storico di Napoli sono stati trasformati in totem di protesta per sensibilizzare in modo forte l’opinione pubblica cittadina.

 

Artefice di questa propaganda è stato il C.A.U. Collettivo Autonomo Organizzato di Napoli, un movimento di giovani nato nel 2008 con l’obiettivo di condividere e di diffondere, a partire dagli ambienti universitari, impegni ed esperienze politiche di contrasto alle logiche di sfruttamento e alle ingiustizie nel Paese. Durante le ore notturne delle settimane successivi agli eventi giudiziari, gli aderenti al Collettivo – come da loro comunicato – hanno bardato le statue presenti nelle zone più rappresentative della compagine universitaria napoletana con striscioni e cartelloni recanti i nomi dei sei compagni trattenuti. La moda del cartello come strumento di denuncia è tanto in voga anche sui social network, come è stato di recente nella protesta contro la Terra dei Fuochi lanciati dai VIP dello spettacolo e proseguita anche per evitare al chiusura della storia libreria Loffredo.

 

Tra i monumenti partecipanti è anche la facciata sanfeliciana della chiesetta di Santa Maria della Mercede e di Sant’Alfonso dei Liguori, più nota come Santa Maria della Redenzione dei Cattivi sulla sommità di via San Sebastiano, la strada degli strumenti musicali. Insolita protagonista di questa iniziativa, la chiesetta è in genere sconosciuta ai più a causa della sua chiusura quasi permanente, ma ora si ritrova ad essere parte attiva di questa protesta sociale. In facciata, la scultura di sinistra raffigurante Sant’Agnello regge ancora il cartello “GIOVANNI LIBERO”, in riferimento al giovane ventiquattrenne di Caserta coinvolto nelle vicende del corteo.

 

Il gruppo dei dimostranti indagato dalla magistratura era formato da 6 nominativi, di cui tre provenienti dalla Campania: Sara Vertuccio di Salerno, Annunziata Celeste di Napoli e Giovanni Sacco di Caserta. La settima successiva agli scontri tutti hanno ottenuto giustizia e sono stati liberati.

 

Giovanni Postiglione

Redazione

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