di Violetta Luongo
NAPOLI – Alla ricerca della felicità imperfetta, alla ricerca dell’amore ideale o forse irreale. Questi i fondamenti su cui è tessuta la trama di “Malinconico – moderatamente felice”, pièce comica, prodotto da Diana Or.i.s., in scena al teatro Acacia fino al 21 dicembre. Firma la regia, insieme a Diego De Silva, Massimiliano Gallo che è anche protagonista. Musiche e canzoni originali di Joe Barbieri.
PROFONDAMENTE UMANI – Lo spettacolo è frutto dei racconti profondamente umani scritti da De Silvia, prima per la serie televisiva omonima e poi per il palcoscenico. Letteratura e teatro si fondono per animare la vita dello sfortunato e non concluso avvocato Vincenzo Malinconico, ogni causa che crede di dover affrontare si rileva una folle assurdità, gli affetti sono friabili e sempre rivolti all’inesauribile voglia di “altro” che non arriva mai.
Accanto a Gallo, un cast affiatato e convincente: Biagio Musella, Eleonora Russo, Diego D’Elia, Greta Esposito e Manuel Mazia danno corpo a una galleria di personaggi irrisolti, incontri improbabili e situazioni ridicole che amplificano le inquietudini del protagonista e ne mettono in luce la dimensione tragicomica.
L’ARTE DI NON VINCERE – Sembra quasi di intravedere anche sul palco la divisione in capitoli, in episodi: i vari sketch di cui si compone lo spettacolo. Unico comune denominatore il protagonista che deve affrontare disagi e inquietudini che la vita gli mette davanti, incontri improbabili, personaggi irrisolti e situazioni ridicole che mettono in evidenza il suo essere comico e amaramente sottomesso ad esse. Con bravura e innata comicità napoletana Gallo fa emergere l’incapacità del personaggio di uscirne vincitore ma di accettare sommessamente e dignitosamente ciò che la vita ha da offrirgli senza grandi ambizioni ne pretese.
Uno spettacolo intelligente e ben calibrato, che intrattiene e al tempo stesso invita lo spettatore a riconoscersi nelle fragilità del suo protagonista, restituendo al teatro il compito più difficile e necessario: raccontare l’inquietudine contemporanea con leggerezza, senza banalizzarla.