“La Sposa Madre” di Roxy in the Box chiude ‘meravigliosamente’ la rassegna “MeravigliArti”

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La ‘Meraviglia’, sosteneva Aristotele, è uno stato mentale, sintomo del pensiero speculativo, tipico di una cultura, quella greca antica, che d’arte ne è stata l’origine dell’eccellenza. La ‘meraviglia’ diventa quasi un sentimento, ed è poi simbiosi, il rapporto perfetto, tra il ‘meravigliare’ dell’oggetto contemplato e il ‘meravigliarsi’ del soggetto che lo contempla.

È proprio il tema della ‘meraviglia’ che il Museo Cappella Sansevero sviluppa e propone attraverso la rassegna ‘MeravigliArti’ ideata per questa primavera 2013. È una ‘meraviglia’ che, come racchiude il titolo, ha a che fare con le ‘Arti’, arti contemporanee in dialogo con l’arte antica rappresentata dalla sede espositiva che dell’arte non ne è, dunque, solo custode ma contemporanea produttrice, ma anche con il ‘senso artistico’ delle persone, capaci, grazie ad esso, di cogliere la ‘meraviglia’ di espressioni che hanno l’unico scopo di meravigliare, dunque ‘meravigliarle’, anzi, ‘meravigliarti’.

La Cappella Sansevero, situata nel cuore del centro antico di Napoli, rappresenta un gioiello del barocco napoletano nel patrimonio artistico internazionale, e non poteva essere sede migliore per una rassegna che gravita attorno al tema della ‘meraviglia’, non solo perché la Cappella conserva da secoli capolavori unici al mondo, dal Cristo Velato, alla Volta, dall’Altare e le statue agli affreschi, ai dipinti, dai resti del pavimento labirintico ai monumenti sepolcrali, alle macchine anatomiche, ma perché la ‘meraviglia’ era un concetto caro al suo ideatore, il principe Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero, l’ansia di meravigliare, destare sconcerto, incredulità, contraddistinse tutta la sua attività intellettuale, scientifica, di mecenate, di inventore, di provocatore, di sperimentatore, attività che rispondevano, così, alla sua visione ‘meravigliosa’ del mondo.

Proprio con la volontà di omaggiare la molteplicità delle arti care al Principe di Sansevero, la Cappella ha ospitato la rassegna MeravigliArti che ha dato voce ad una grossa varietà di ‘arti’, dalla letteratura alla musica, dal teatro alla performance, all’arte contemporanea, un excursus culturale che, dal 7 maggio al 4 giugno ogni martedì, ha risposto al tema della ‘meraviglia’ interpretata dalla sensibilità di vari artisti.

A chiudere il percorso delle ‘meraviglie’ è un evento d’arte contemporanea: l’istallazione “La Sposa Madre” di Rosaria Bosso, artista napoletana in arte Roxy in the Box. La Cappella Sansevero ospiterà l’installazione dal 4 giugno fino a domenica 9 giugno.

Il giorno d’inaugurazione dell’esposizione, decine e decine di persone in via Francesco de Sanctis in attesa di poter ammirare l’opera di Roxy. L’istallazione video-luminosa è in perfetta ‘risposta’ alla ‘domanda’ della rassegna: la ‘meraviglia’, intesa proprio come ‘lo stupore’ di fronte a qualcosa di geniale, anzi va oltre, ricalca ancor più il ‘dialogo’ tra meraviglie antiche e meraviglie contemporanee, infatti al centro dell’antica navata, ‘culla’ del celebre Cristo Velato, per la prima volta è stata esposta un’opera d’arte contemporanea: l’artista ha posto la sua istallazione a pochi passi dal Cristo, che da esso ne ha tratto ispirazione e con esso ne svolge il senso. Un legame visivamente immediato dato dal velo della Sposa Madre che dal suo abito bianco e luminoso va ad avvolgere la scultura, un legame poi tutto da ‘sentire’ attraverso le parole e la figura dell’interprete e attrice Antonella Romano che in un video è nelle vesti di una Sposa Madre video-luminosa che piange la morte del figlio “Figlio, figlio mio, che ti hanno fatto? Figlio dall’anima bianca, guardami, sono io, fatemi toccare la terra inzuppata dal sangue di mio figlio… veder crescere una creatura che dipende da te e ti somiglia in tutto e quando diventa un uomo te lo massacrano e ti espongono i brandelli, tu sei la mia carne, che ci faccio io senza la mia carne? Senza la propria carne nessuno può vivere… è la cosa più atroce che possa accadere ad una donna … se malauguratamente sopravvivessi a questo martirio impazzirei…”, una disperazione messa in rapporto con un sottofondo musicale che suggerisce “I will survive”.

Il corpo del ‘Figlio’ martoriato è rappresentato dall’antica scultura di Giuseppe Sanmartino, Cristo è giacente, prigioniero del suo sudario che da sempre ha suscitato stupore perché sembra non coprire il corpo ma piuttosto esaltarne anche le vene, in questo caso il ‘fiore all’occhiello’ dell’arte barocca viene ‘risignificato’ da Roxy che ne fa metafora del dolore, della sofferenza dell’individuo, dei problemi etici e sociali, temi a lei carissimi, che spesso sviluppa attraverso i suoi linguaggi: pittura, video, istallazioni, performance, icone pop art, provocatoria ironia.

Il suo occhio riflessivo, e dunque critico, con “La Sposa Madre” si arma e denuncia “L’ipocrisia della società cristiana che ancora piange la morte di Cristo”, come spiega la stessa artista, e non presta la giusta attenzione alle ‘morti bianche’, le morti sul lavoro, fenomeno tragico che ogni giorno distrugge vite e macchia la cronaca della nostra realtà. “Un lavoro sporco quello dei carnefici di ieri, un lavoro nero questo dei carnefici di oggi… Tra un uomo deposto dalla croce e uno caduto da un’impalcatura non c’è differenza d’attrito emotivo. Nel suo sangue precipitano tutte le vite.”, espone il Concept di Anita Pepe.

E’ sempre la donna che chiede giustizia”, spiega Roxy della sua Sposa Madre, una sposa con in mano un bouquet di rose fatte di carta di giornale, simbolo dell’informazione, che potesse essere ‘lanciato’, come la tradizione intende in quanto augurio e ‘rito di passaggio’, in questo caso dall’informazione come un invito collettivo a ‘prestare attenzione’?

 

Flavia Tartaglia

 

Redazione

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